martedì 20 dicembre 2016

I primi tre episodi di One Punch Man

 

Avevo in mente di vedermelo da un po', questo One Punch Man. Mi intrigava il fatto che trattasse di supereroi, un genere a dir poco di secondo piano nelle produzioni nipponiche. Così, essendo entrata da qualche tempo in modalità anime, ho lasciato un attimo da parte Tokyo Ghoul (del quale non riesco a seguire la seconda stagione, causa addormentamenti vari nel bel mezzo delle puntate), e mi sono sparata tre episodi di One Punch Man tutti di fila.

Da ciò, dunque, ho tratto la prima osservazione, ovvero che si lasci guardare con una facilità impressionante. Un'ora e spicci passate in un lampo. Il che, in qualche modo, non mi piace molto. Dannazione, se le puntate sono solo dodici, pure aggiungendoci sette OAV, potrei averlo finito anche domani! Il che non va, visto che è un anime divertente, nel vero senso della parola, come pochi.
Non lasciatevi ingannare dalle immagini tipicamente shonen, alla fin fine, One Punch Man non si basa sui combattimenti. E, del resto, come potrebbe, date le doti del protagonista? Saitama tira un pugno neanche troppo forte, e budella e sangue di mostro si spargono ovunque. Finito, kaput.
Perciò, la storia si incentra su questo tizio annoiato della sua stessa forza, che ha ottenuto in modo misterioso nel giro di soli tre anni. Quello che vorrebbe è ritrovare la soddisfazione del battersi contro un degno avversario, ma, anche dopo un solo quarto della serie, è facile immaginare che continuerà a vedere frustrate le sue aspettative. In un Giappone funestato non da terremoti, ma da mostri che spuntano ogni giorno, più volte al giorno, un episodio scorre fra cazzotti (rigorosamente distribuiti in dose singola), momenti comici e mostri assurdi per origine e motivazioni.
Non crediate però che One Punch Man sia un anime che non ha niente da dire. C'è qualcosa, che aleggia nell'aria, fra lo strano modo in cui Saitama dice di essere diventato l'uomo più forte del mondo e una specie di associazione di supereroi, che ti spinge a voler andare avanti, e non certo per inerzia.


La cosa che mi intriga di più, però, è la contrapposizione fra Saitama e Genos, un giovane cyborg. Quest'ultimo sembra precipitato nell'anime da una qualche storia di fantascienza super badassica, inciampando per puro caso nel protagonista e mostrando subito una venerazione per lui. Da lì scaturiscono non solo momenti comici, ma il rapporto allievo-maestro più improbabile della storia, visto che Genos vuole diventare forte quanto Saitama, senza accettare la spiegazione che egli dà della sua potenza. D'altra parte, Saitama ha un solo scopo in mente e di sicuro non è stare dietro ad un discepolo.

Mi berrò questo sorso d'acqua con piacere, visto che di certo l'entrata in scena dell'associazione dei supereroi cambierà un bel po' le carte in tavola. Magari poi torno a parlarne, anche giusto per dire se il finale soddisfa o manda tutto in vacca. O se sia un vero finale oppure si prospettano altre serie. Lo scopriremo solo vivendo (e vedendo).
Il prossimo post segnerà poi il ritorno al tema cinema, con la recensione di Oceania, sempre che riesca a passare sopra la folla di bimbetti urlanti e genitori che si chiedono chi gliel'abbia fatto fare.




*Infila i lanciaragnatele e corre per arrivare in tempo ai saldi*

domenica 18 dicembre 2016

Parliamo del trailer di Spider-man: Homecoming

Ho come la sensazione che questo blog si stia trasformando in un sito di cinema. Ma non è colpa mia, anzi diciamo che nemmeno mi lamento troppo, se ultimamente stanno uscendo così tanti film degni (?) di uno spazietto sulla nostra Tela. Perciò, con somma gioia, ho appreso dell'uscita del trailer del film della fase tre Marvel che mi emoziona di più, superando pure Infinity War. Eh, già.
Innanzitutto, per chi non l'avesse ancora visto, ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=rs64hwoQSiI.
Pronti ora? Bene.


Si inizia con qualche scena da Capitan America: Civil War, giusto per gasarci dal principio.
Poi Robert Do... pardon, Tony Stark, fa, uh, il Tony Stark e ci accenna una specie di rapporto zio-nipote col giovine supereroe. Sarà mica il caso di avvertirlo di toccare ferro? Essere lo zio di Peter è stato riconosciuto come mestiere più pericoloso al mondo.
E Spider-man fa, uh, Spider-man. Ma nel suo caso la cosa è decisamente più degna di nota, vista l'apparente fedeltà allo spirito del fumetto. Approvo, approvo.
Michael Keaton esordisce con una frase che non si capisce come c'entri col suo personaggio, ma la dice in modo figo e nessuno se ne accorge. L'Avvoltoio cala in picchiata, mostrando una tuta fatta degli scarti dei velivoli di Avatar e una maschera vagamente ispirata a quella di Star Lord. Però è figo e al cinema il personaggio non si è ancora mai visto, quindi è tutto ok,
Tony fa un po' lo stronzo, anche se non ha tutti i torti, dicendo che non può lasciare che Peter combatta un pazzo che sostanzialmente può volare e poco altro. Quando lo ha mandato in guerra contro dei supereroi superforti ed addestrati. No no, mi dicono che è un comportamento responsabile!
Peter si lamenta che viene trattato come un ragazzino e a tutti ci scatta l'immedesimazione.
Balzo con le ragnatele ascellari in bella vista. Lacrime da tutti i fan delle ragnatele ascellari; e detta così sembra un club di tizi che quanto a igiene sono rimasti al medioevo.
Accenni di scontro, l'Avvoltoio dice qualcosa di poco significativo. O meglio, sarebbe poco significativo se non minacciasse le persona che Spider-man, cioè Peter, ama. Questo fa chiedere se lui non conosca l'identità segreta di Testa di Tela, facendo presagire, nel caso, succulenti sviluppi.
Per sottolineare il concetto, primo piano a sorpresa della versione milf di zia May, col doppio scopo di attirare il pubblico maschile che aveva aperto il video per caso.
Citazione finale a Spider-man 2, quando ferma la metropolitana a forza di braccia, mentre qua tiene insieme una nave.
Alla fine, la tanto invocata scena di volteggio avviene tra palazzi di altezza apparentemente inadeguata, causando perplessità.

L'unica vera critica che mi azzardo a fare per ora, è che il font del titolo è orrendo.
Toltoci questo sassolino dalla scarpa, passiamo a dire che questo trailer è fantastico e dice davvero un sacco sul film, cose in realtà più desunte che davvero svelate.
Per amor di correttezza, dico che di trailer ne è uscito pure un secondo, che varia forse per venti secondi di scene. Eccovelo comunque: https://www.youtube.com/watch?v=dOV_5KRSidM.
Cominciamo con il considerare che pare un film incentrato molto più su Peter Parker che sul suo alter ego supereroico. Al che io storco la bocca, perché sì, va bene, i supereroi non sono le loro maschere, ma gli uomini, epperò io voglio Spider-man. Voglio il costume, voglio i volteggi, voglio le movenze da ragno. Peter, io ti voglio bene e ora c'hai anche una faccia simpatica, ma adesso fila un attimo a cambiarti, và!
Per quanto tutto l'insieme rimandi alla serie classica, c'è un elemento che mi ha sorpreso in quanto collegato alla versione Ultimate, ma non al Peter Parker Ultimate, bensì Miles Morales. E si tratta dell'amico di Peter, una specie di clone Ganke. Se non fosse intenzionale, mi parrebbe davvero una strana coincidenza, se invece si tratta di una scelta consapevole, allora non ne capisco il motivo.
Ora, le frasi un po' stereotipate dette dall'Avvoltoio ovviamente non vogliono dire niente sulla riuscita definitiva del personaggio. Di certo però fa temere per la dannatissima consuetudine, che la Marvel ha ritrovato in Disney, di creare villains poco memorabili, forse per non rischiare di mettere in ombra i protagonisti. Fatto sta che bisogna riconoscere che hanno scelto un attore di tutto rispetto, con una faccia ed un carisma non  comuni. Riguardo alla tuta, ancora non si è vista per bene nella sua interezza. Di suo sembra figa, anche se poco assomiglia ad un avvoltoio o al design dell sua controparte fumettistica. Il che non è necessariamente un male, dato che dopotutto questo non è affatto uno dei più famosi nemici di Spider-man e se lo possono rimaneggiare decisamente più di quel che avrebbero potuto fare con un Goblin, o un Dottor Octopus. Viene persino da chiedersi se lo chiameranno Avvoltoio, nel film.
Dite che mi sto scervellando troppo, per un semplice trailer? Già, probabilmente avete ragione. Concludo dicendo che la scelta del regista mi preoccupa un pochettino. Jon Watts ha diretto solo due film prima di questo. E uno di essi è Clown. Chi l'ha visto, l'ha visto e sa.

*Infila i lanciaragnatele e li punta sotto le ascelle*

venerdì 16 dicembre 2016

Rogue One: A Star Wars Story - La recensione senza spoiler

Da quant'è che non pubblico qualcosa? Quasi un mese? Beh, l'importante è che sia tornata. Vi state chiedendo che ve ne frega? Grazie, vi voglio bene anch'io.
E in teoria ci sarebbe anche un nuovo banner per sostituire questo sopra, ma Blogger è una piaga. Se mai voleste aprire un blog, fatevi un favore, spendete e comprate uno spazietto su Wordpress. Disse la tirchia impenitente.



Un film collegato al franchise di Star Wars è sempre atteso con una notevole dose di entusiasmo.  Per l'effetto gregge di pecore, anche da chi i film precedenti manco li ha visti. Ma che fate? Giù gli strumenti di linciaggio, io ovviamente ho visto tutto, so tutto, e al cinema ero debitamente trepidante.
L'unica riserva che avevo era il fatto che avrebbe dovuto essere un film incentrato sugli umani, senza troppi alieni, senza jedi. Poi alla fine... è stato proprio così. E a me potete fare tutti i discorsi sul portare anche qualche novità nella serie, l'idea mi faceva un po' storcere il naso, ecco. Ma alla fine, l'ambientazione starwarsiana si sente. Si sente in ogni caccia, in ogni tutina arancione da pilota e ogni casco dal design imbarazzante che fa così tanto vecchia trilogia. Ci sono pure R2D2 e C3PO, gli onnipresenti della saga. C'è pure l'apparizione di un altro personaggio classico, alla fine fine, che a momenti piangevo e con me tutta la sala.


A proposito di "a volte ritornano", Dart Vader (che i doppiatori pronunciano in un modo stranissimo, e non capisco il motivo), già visto nel trailer, sembrava sarebbe apparso solo in una scena, una cosa di trenta secondi messa così, per far bagnare i fan. E invece le sue scene contano forse tre minuti in totale, ed è più carismatico e inquietante che mai, dato che qui non è azzerbinato da Palpatine. Tanto di cappello, miei cari sceneggiatori.


Sarebbe troppo lungo soffermarsi su ogni singolo personaggio, anche perché, per motivi di durata complessiva ed equilibrio narrativo, alcuni non sono esplorati fino in fondo, ma dipinti a grosse pennellate, con elementi di forte impatto che sarebbe difficile descrivere in una recensione spoiler-free. Sono naturalmente presenti, marchio di fabbrica di Star Wars, anche i personaggi secondari che diventano delle specie di leggende, al pari di Boba Fett (che nemmeno parla mai, ricordiamo). Saw Gerrera, sto parlando di te.
Due paroline sono però doverose per la nostra protagonista, una Felicity Jones che si consacra definitivamente ad astro nascente hollywoodiano. Un personaggio che, per come ci era stato presentato, ce lo si poteva forse un po' aspettare, nel complesso. Una sorta di fuggitiva da se stessa, eroina per caso. Eppure l'empatia che si prova per lei è totale e sono certa che diventerà un personaggio iconico al pari dei protagonisti storici.


Il robot è d'obbligo in ogni Star Wars, eh! In questo, finalmente ne troviamo però uno che influenzi attivamente la trama, e che funge pure da spalla comica d'eccezione, per nulla disneyana. Pollicione in su per il nostro immenso (8609 metri) K2.


Ora ditemi seriamente per quale motivo la Disney mi crolla sempre qua. Per quanto fosse difficile staccare l'attenzione da quei bottoncini farlocchi sulla divisa, mi sono comunque accorta come la caratterizzazione di questo cattivo fosse sul livello "meh". Si tratta di uno di quei cattivi "vorrei ma non posso", tenuti al guinzaglio corto dai piani alti e che, pur tentando disperatamente di sfuggire, non ha il carisma per riuscire. Peccato, perché se a personaggi come questi gli dai la giusta dose di rancore e viscidume, possono ancora restare impressi nella mente del pubblico.

Rogue One è un film pressoché perfetto sotto ogni punto di vista tecnico.
La sceneggiatura, nella sua semplicità e linearità, funziona dosando ogni elemento in maniera impeccabile e non facendo mai calare il ritmo.
La regia è qualcosa di fantastico e lo fa notare soprattutto nelle scene di combattimenti e battaglie spaziali. Giuro, si capisce tutto, e con pochi movimenti di macchina ci si sente dentro l'azione. E vi garantisco che non è poco, ripensando anche al recente Dottor Strange, essendo uno dei pochi problemi che avevo evidenziato.
Gli effetti speciali sono una cosa da piangere, davvero. Pensate solo che, per ovvi motivi, i volti di alcuni vecchi personaggi della trilogia originale sono stati ricostruiti al computer e io sulle prime cercavo di capire se fosse un attore o che. Alla fine, con tutti quei movimenti strani di sopracciglia, si capisce che sono in CGI, ma un applauso non glielo vogliamo fare?
Il fanservice è ovunque, siete avvertiti. Ma cosa ve lo dico a fare? Mi sembra anche giusto che in una pellicola figlia di uno dei film di maggiore culto della storia del cinema, ci mettano così tante chicche che ai titoli di coda hai gli gnocchi per tutta la famiglia al pranzo di Natale.
Ci sono anche i momenti da commuoversi un pochettino. Ora, ogni volta che rivedrò i vecchi film, mi ricorderò del Rogue One e saprò che quello che all'epoca era solo un "Abbiamo rubato i pieni della Morte Nera. E non chiedeteci come perché non lo sa nemmeno Lucas." ha qualcosa dietro. Un tassello di un grande mosaico, che lascia il suo segno personale ed indelebile.

Mi dispiace solo non essere riuscita a godermi appieno questo film, però doveva essere davvero una serata sfortunata. Mi si era seduto davanti un tipo alto due metri e la poltrona su cui ero io aveva due gomme spiaccicate sopra che mi hanno disturbato psichicamente per tutta la proiezione.
Al di là delle mie patetiche disavventure, se già prima il progetto di una serie di spin-off su Star Wars pareva sensato ed intrigante, ora che hanno dettato lo standard avranno addosso le aspettative di tutto il mondo. Pure quelli che un cinema mai l'hanno visto in vita loro.
E adesso coraggio, tutti a bordo! Prossima fermata: Episodio VIII.

VOTO: 9
FRASE PIÙ USATA: La Forza è con me. Io sono tutt'uno con la Forza.

*Infila i lanciaragnatele e si infila nel campo di forza un istante prima che si chiuda*

sabato 19 novembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli - La recensione senza spoiler


Una regola d'oro hollywoodiana è: batti il ferro finché è caldo. Pure quando non c'è bisogno. Pure se devi dare ad un film un titolo che non ha senso di esistere.
Ebbene, io non sono una fan di Harry Potter. Lo confesso, me ne dispiaccio, ma non riesco a fare ammenda. Semplicemente, non ho mai capito l'enorme attrattiva che il mondo magico creato dalla Rowling esercita su qualsiasi persona.
Men che meno, poi, sono una fan dei film tratti dai libri. Carini, sì, soprattutto i primi due, che hanno un'atmosfera davvero unica, ma l'intera saga cinematografica ha avuto i suoi bei scivoloni, soprattutto con la svolta da telenovela argentina del V e VI. Non amo ricordare nemmeno il ridimensionamento del ruolo di Voldemort -e di Ralph Fiennes!- ad un disco rotto sulla frase "Avada Kedavra!".
Ok, il discorso è molto, troppo ampio per essere affrontato in questa sede. Si vada dunque ad incominciare con la recensione.

Stavo dicendo che il senso di questo film ve lo spiega comodamente la pagina 404. Esatto: not found.
Cionostante, avevano fatto di tutto per renderlo interessante: e buttaci dentro Eddie Redmayne,e facci un sacco di creature in CGI, e mettici a scrivere la sceneggiatura la Rowling in persona. La "zietta", che doveva tra l'altro ancora espiare per The Cursed Child. Se avesse fatto dieci flessioni per ogni fan al quale quello spettacolo teatrale non è piaciuto, adesso la cara JK sarebbe spessa come The Rock.
Alla regia ci hanno piazzato David Yates, ricordato per aver diretto anche i sopracitati Ordine della Fenice e Il Principe Mezzosangue, nonché i due capitoli conclusivi della saga. Santo Albus, aiutaci tu! E devo dire che la sua mano alla regia si sente, tanto che bastava una fotografia un po' più cupa e potevamo benissimo essere in I Doni della Morte.


Il punto di forza del film sono comunque i personaggi. Partendo proprio da Newt Scamander, anche per merito di Eddie "Stephen Hawking" Redmayne, che ha esattamente la faccia da geniaccio scollegato dal mondo che serviva. Anche se secondo me si sta specializzando nell'interpretare se stesso, sull'esempio di Morgan Freeman.
A ogni modo tranquilli, non ha il ciuffo emo sull'occhio, nel film.


Aaah, finalmente viene data importanza ad un babbano che non faccia di cognome Dursley! Che dire... un tipo simpatico, nel quale è facile immedesimarsi... Magari avrebbe dovuto rimanere un po' più sconvolto da tutte le cose che gli capitano, ma va bene così, su.



Aspettate, aspettate...
Regia? Dov'è? Dov'è la coppa miglior personaggio? Dove!?


Ecco, P-Po... *va a vedere su Wikipedia* Porpentina(!) detta Tina è un personaggio che dal trailer sembrava tutt'altro, e invece... invece no. Però avrebbero dovuto scegliere un'altra attrice, secondo me. Katherine Waterson ha questa faccia sempre un po' smarrita e sofferente, che sembro io quando mi perdo per Roma ma non voglio fermare nessuno per chiedere indicazioni.


Eh, uh, ergh... L'ambiguità, signori miei, l'ambiguità incarnata.


Ordunque, parliamo più in generale della pellicola. Se i suoi personaggi sono la forza del film, la trama soprattutto ha diversi punti deboli. Un sacco di cose sono spiegate confusamente, e io mi sono portata dietro per un'ora di visione il dubbio su cosa fosse un determinata creatura. Dubbio che poi non è stato nemmeno risolto.
A proposito di cose irrisolte, lo sono anche alcuni rapporti fra personaggi. Vengono accennati, a volte non solo accennati, fatti che stuzzicano a dismisura la curiosità dello spettatore, ma che dopo vengono messi da parte e chiunque dentro lo schermo sembra dimenticarsene.
Altra cosa per la quale mi sono abbastanza dispiaciuta è non aver sentito molto l'epoca storica. Si fa un accenno alla Grande Guerra, ci sono due tizie vestite anni '20, stop. Giuro, poi ci passo per stordita, ma per metà film io credevo che fossimo negli anni '50! Ho dovuto cercare conferma su Wikipedia -sempre sia lodata-! Nemmeno la comunità magica americana è così presente, e pensare che era il motivo per cui desideravo di più vedere questo film!
Riguardo alle creature magiche, beh, ce ne sono anche più di quanto lasciassero presagire, contando che la trama non si incentra solo su di loro. Ma per quanto il livello di computer grafica dal trailer sembrasse impressionante, alla fine purtroppo non è così. Alcuni animali sono poco più credibili di Fierobecco. Oh, certo, sono armonizzati bene con l'ambiente, bellissimi, suggestivi... ma finti.



Tirare le somme non è facile, dato che sono stata soddisfatta oltre le mie aspettative sotto certi punti e per altre cose si poteva fare decisamente di meglio. Bisogna pesare i pro e i contro col bilancino da orefice. A mio parere, avevano un sacco di cose potenzialmente fighissime in mano, fra MAGUSA (il Ministero della Magia americano), conflitto babbano-magico, personaggi che non si erano ancora mai visti, che hanno potato la maggior parte di queste con l'accetta per farle rientrare in due ore e un quanto di film. Speriamo che i prossimi si svolgano ancora nel Nuovo Mndo, così da sviluppare quello che hanno così goffamente iniziato.
Perché lo sapevate, vero, che da ora avremo un nuovo film sull'universo di Harry Potter al cinema ogni due anni? Sono in programma altre cinque pellicole intitolate Animali Fantastici e..., tutte dirette da Yates, che per qualche motivo è l'uomo di fiducia della Warner. Secondo me al terzo lascia, punto dieci carte che non ce la fa più. E se riuscirà a concluderla, allora dovremo solo aspettare che cambi il suo cognome. In Potter, ovvio.

VOTO: 7 e 1/2
FRASE PIÙ USATA: Non fate del male alle mie creature! Non sono pericolose!

*Infila i lanciaragnatele e si tuffa dentro la valigia per rapire un cucciolo di quella specie di quetzalcoatl*

mercoledì 16 novembre 2016

Superman Returns: ovvero come ti rovino tutta una serie di film


Beh, dopo il post di pochi giorni fa sul film di Superman del 1978, non ho potuto fare a meno di ripensare anche al presunto seguito che hanno voluto dargli nel 2006. Seguito che prende in considerazione anche gli eventi di Superman II, cancellando totalmente quanto successo nel III e nel IV. Il che non è neanche una cattiva idea, dato che quei due film sono imbarazzanti; se poi ci piazzi Bryan Singer alla regia, io ho delle aspettative, capisci?
Al primo impatto, però, si sente già che qualcosa non va. Ed è Superman. O meglio, il tizio che pretende di esserlo. Perché lì dove Christopher Reeve aveva un viso che ti ispirava fiducia, Brandon Routh c'ha una faccia che ti ispira schiaffi a due a due finché non diventano dispari.


E non voglio vederlo come Clar...

Barbie's Ken as Clark Kent.
Poi, nonostante il film si svolga cinque anni dopo Superman II, Lois Lane, considerato che Margot Kidder nel '78 c'aveva già i suoi trenta, ebbene, Lois Lane, ora anche madre, viene interpretata da una ventitreenne.

Natalie Portman/Keira Knightley dei poveri. Ma poveri poverissimi.

Ok, fine lamentazioni sul cast. Ehi, no, aspetta...

Ommioddio, qualcuno me lo levi da davanti agli occhi!

Anyway, ricomponiamoci. Quale è il grande ed inespiabile peccato di Superman Returns? Semplicemente il fatto di aver tentato di riportare le atmosfere del primo film in una pellicola molto più vicina ai nostri giorni. E traspare in ogni momento come ai nuovi mezzi cinematografici e ai nuovi standard filmici stiano strettissime le inevitabili limitazioni che la cosa comporta. Così, per tutte le due ore e mezza piene che dura questo vero e proprio orrore psichico, vi sentirete come se steste guardando un dipinto di colori in contrasto che cercano disperatamente di miscelarsi tra loro. E sapete cosa succede quando si mischiano colori contrastanti? Ne escono un sacco di schifosissime tonalità di grigio.
E poi ci sono le citazioni. Continui e continui riferimenti ai film precedenti della serie, a volte scene buttate là a caso, altre volte personaggi che ripetono in modo totalmente inutile interi pezzi di dialoghi, strizzando l'occhio agli spettatori con una tale potenza che ciò che JJ Abrams ha fatto con Star Trek è niente, a confronto.
Si salva qualcosa? Per modo di dire. Il Lex Luthor interpretato da Kevin Spacey è identico a quello di Gene Hackman. Ed è il massimo di complimento che riesco a fare a qualsiasi cosa in questa pellicola.

Forse un po' il naso... Ah, ma anche 'sti razzi!
Dunque, oltre all'effetto seguito-oltre-tempo-massimo, ci si aggiunge il tentativo di realizzare un film che omaggiasse il glorioso inizio dell'epopea cinematografica di Superman. E un tentativo rimane, dato che si spatafascia miseramente al suolo come se gli avessero messo al collo un pendente di kryptonite.
Alla fine, è solo un film che non aggiunge nulla a quanto può essere detto sull'uomo d'acciaio, e anzi pretende di attingere a piene mani da quello che c'è stato prima di lui, senza neppure avere la decenza di tentare di nasconderlo. Davvero, ignoratelo, non perdete tempo a vederlo. Potreste ache non trovarlo così brutto, ma quando sarà finito, avrete la netta impressione di aver comunque buttato via due ore e mezzo della vostra vita.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia ignorando il gattino sull'albero"





P.S. E non è finita qui. Vi dice nulla questo?

Za-za-za-zààààn!

lunedì 14 novembre 2016

Il mese di Dampyr

Un giorno dovrò scrivere un post sul come e perché Dampyr sia il mio vero amore tra le serie Bonelli. Giusto per chiarire, dato che ora andrò a bacchettare pesantemente gli autori per questo Speciale n.12 e per il numero 200, sul quale riponevo tante, ma tante speranze... 


Partiamo da quello che, tutto sommato, è il male minore. Gli Speciali sono occasioni per ospitare autori che si approcciano per la prima volta al personaggio, nonché per sperimentare qualcosa che non rientri nei normali temi della serie.
Nulla di male in tutto questo, certo, finché Moreno Burattini -largamente conosciuto per il suo lavoro su Zagor- si inventa che i miei amati ammazzavampiri vanno a finire nell'Inferno di Dante! Non solo, ma l'ambientazione diventa un pretesto per pedisseque citazioni della Divina Commedia e un tour dei gironi che a momenti ci mancava solo la guida turistica, guarda! Che senso ha scomodare un tale mostro sacro se poi tutta la trama che hai in mente è: passiamo da un girone all'altro e cerchiamo di rimanere tutti vivi finché non arriviamo in fondo?
Spezzo una lancia a favore dei disegni della new entry Fabrizio Longo, che rendono al meglio con i demoni e i paesaggi infernali. Inoltre, onore a lui, è riuscito a disegnare per bene tutti i personaggi principali alla sua prima prova, anche se si vede che il suo Nikolaus deve moltissimo a quello di Luca Rossi...


...che ha avuto il compito di illustrare l'atteso numero 200. Al Lucca Comics io ho acquistato la variant, che però è un po' -tanto!- brutta e un po' -tanto!- dispendiosa. Certo, non che l'originale fosse granché, data fra l'altro l'assenza ingiustificata delle barbe di Harlan e Kurjak.

Sei euri l'ho pagata, 'tacci loro...
Dunque, cos'ha che non va questo duecentesimo albo, da avermi lasciata così delusa? Beh, la maggior parte dei dialoghi, innanzitutto. Non è seriamente possibile che nel mezzo di un combattimento si mettano a declamare interi poemi agli avversari, o che si perdano in discorsi assolutamente inutili sui pro e contro di una tattica di fronte al campo di battaglia dove i loro compagni si stanno scannando. Prolisso, prolisso, prolisso...
A parte ciò, ad essere fondamentalmente sbagliata è la gestione del ritmo. Il fatto è che gran parte della storia si perde dietro il riunire la famigerata legione del titolo e pagine di gente che si smitraglia. Ok, riguardo alle sparatorie ci può anche stare, Dampyr è pure questo, ma alla fine, nonostante le centodieci pagine, si arriva ad un combattimento finale davvero striminzito ed una conclusione affatto soddisfacente. Considerando anche che per molti degli alleati di Harlan viene spesa al massimo una parola per far sapere chi ne è uscito e come, ma proprio alla finefine.
Riguardo ai disegni, io preferisco Rossi quando si occupa di storie ambientate nel Multiverso, o con creature strane e deformi, non numeri più action... Ma rimane sempre un signor disegnatore, uno dei veterani della scuderia dampyriana.

Boselli, cocreatore del personaggio, ha retto sulle sue spalle il novanta per cento della serie, sfornando storie memorabili e facendo pochi scivoloni, e lo rispetto molto per questo. Ma non mi poteva, non mi doveva cadere proprio qui, Questa non gliela perdono facilmente. Ora spero che dia una degna chiusura al filone di Black Annis e di Annwn e sappia imbastire una buona base per trattare il tema del nuovo mondo dei Maestri. In caso contrario, le torce e i forconi cominciavano a sentirsi trascurati, chiusi nel ripostiglio...

*Infila i lanciaragnatele e si butta nelle acque del Flagetonte*

domenica 13 novembre 2016

Superman (1978)


Sapete che di questi tempi i cinecomics stanno diventando davvero cupi e drammatici? Strano, dato che il fumetto supereroistico è nato con un'aura di spontanea spensieratezza e ottimismo che trovano il loro massimo esempio nelle prime avventure di Superman. Nonché nella serie di film sull'uomo d'acciaio interpretato da Christopher Reeve.
E qui voglio parlare del primo di questi, qualcosa di così differente da quanto fatto nel purtroppo più famoso e recente reboot, che neanche andrebbero messi a confronto. Fatto sta, comunque, che Superman del 1978 sorpassa a destra, in curva, L'Uomo D'acciaio di Snyder. E senza mettere le quattro frecce.


La prima cosa da dire su questo film è che è invecchiato malissimo. Si tratta di una pellicola figlia di quegli anni, e solo in quest'ottica può essere vista. Ma se lo sapete, e lo accettate, prima di iniziare la visione, allora non sarà un vero difetto. Ora sorridiamo vedendo Superman volare tutto rigido con l'alone del greenscreen intorno e gli sfondi palesemente disegnati, così come per tutta l'ingenua leggerezza che aleggia nell'aria, anche quando poi ci scappa il morto. E vogliamo dimenticarci che basta far ruotare la Terra all'indietro per riavvolgere il tempo e far tornare tutto come prima? Beh, lì davvero bisogna riconoscere che si tratta della più ingegnosa paraculata della storia.
C'è davvero, davvero tutto, del mito di Superman: dall'alieno finto ragazzone di campagna che si trasferisce nella metropoli riparandosi dietro un paio di occhiali, la fidanzata un po' passiva che adora il superuomo e guarda con sufficienza un certo collega giornalista e così via. Certo, il carattere di due personaggi è decisamente cambiato, anche se solo in uno dei casi in meglio.


Io, personalmente, non ci avrei scommesso un soldo su Margot Kidder come Lois Lane. Non c'aveva la faccia, ecco tutto. Ma quando poi vedi che qui Lois è diventata una decisamente più cinica e disillusa giornalista, peraltro fumatrice, allora sì che l'attrice acquista il phisique du role.
Stesso non si può dire del Lex Luthor di Gene Hackman, di cui semplicemente fa storcere il naso il cambiamento del personaggio. Capisco che avrebbe stonato un industriale carismatico e senza scrupoli, in un film del genere, ma una macchietta a fare il presunto grande villain è sempre fastidioso vederla.

Perché sono così affezionata a questo film? Boh, non lo saprei dire nemmeno io. Forse è il fatto di essere riusciti a farmi stare simpatico un supereroe che col suo spirito da boyscout mi è sempre stato abbastanza sullo stomaco. Non mi arrischio nemmeno a fare ipotesi sentimentalistiche, dato che non fa parte della mia infanzia e non dovrebbe neppure toccare le mie corde cinematografiche. Preferisco lasciarlo dov'è, in un posticino del mio cuore, dove tengo le cose un po' bruttine, ma che fa sempre piacere rivedere.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia fra i palazzi con l'alone del greenscreen*

giovedì 10 novembre 2016

Il DC Extended Universe: problemi grossi quanto l'Asia e la Libia messe insieme

Mi voglio innanzitutto scusare per il titolo del post, ma non ho saputo resistere alla tentazione. Giuro che non so da dove mi sia venuta l'idea.
In secondo luogo, voglio dire che non piace che la pubblicazione sul blog sia così sporadica ed irregolare. Perciò mi prendo il solenne impegno di far uscire un post ogni due giorni(!) Può sembrare strano che passi dal pubblicare una volta ogni tre settimane a un giorno sì e uno no, ma agli accidiosi come me si deve far scottare il terreno sotto i piedi per farli muovere. Ho talmente tante idee per il blog che se dovessi continuare come fatto finora, la recensione dell'ultimo numero di Adam Wild uscirà a Natale. E non voglio questo.
Ok, fine delle comunicazioni di servizio, si va a incominciare.

Le vedo già le persone, non solo fan della DC, che alzano l'indice pronti a dire che è troppo presto per esprimere giudizi così generalizzanti, che devono ancora uscire millemila film e altre precisinate simili. Beh, queste persone sono destinate a rimanere deluse, dato che voglio parlare di problemi alla base, che sono sotto gli occhi di tutti, cose che prescindono dalla riuscita di una singola pellicola. Perché, come dicevano gli antichi: errare humanum est, perseverare strontium.


Chiariamo che la DC ci aveva già provato, a creare un universo cinematografico composito. Ve lo ricordate il film su Lanterna Verde? No? Beati voi.Beh, vi informo che da quel... coso obbrobrioso doveva nascere il DCEU, in origine. Con Superman interpretato da Nicolas Cage. Tremate! Non sapevate del rischio che avete corso! Ad ogni modo, sappiamo bene com'è finita: il film fu una crociata del Titanic nel mare degli sputi da parte degli spettatori tutti.
I capoccia DC devono esserne rimasti così traumatizzati da decidere che l'Uomo d'Acciaio, discutibile primo pilastro di questo universo supereroico, avrebbe avuto un seguito solo in caso di successo. Successo commerciale, credo, dato che le reazioni della critica non sono state granché entusiaste. E il seguito divenne presto il film in cui avrebbe esordito il nuovo Batman. Poi hanno dato il via ad una pellicola sulla Suicide Squad e ne è uscito sorprendentemente un pasticciato minestrone anche più che decente. Ma a quel punto le domande e la perplessità serpeggiavano già inesorabili.
E adesso, pur senza ancora un film stand-alone su Batsy, né su Flash, né su... ok, possiamo soprassedere per Aquaman, vuoi fare un film sulla Justice League? Dividendolo pure in due parti? No, vabbé, voi ragionate con il p...ortafoglio. Con il portafoglio, già.
Penso sia evidente quello che è successo: hanno capito si stare perdendo il treno. Quel treno da cui i dirigenti Marvel li salutavano amichevolmente con gesti dell'ombrello. Così, mentre il MCU si avvia verso un'evoluzione ed un cambio generazionale, la DC si è affrettata a buttare sullo schermo il minimo sindacale che giustificasse ciò che l'altra metà del cielo nerd voleva disperatamente: un film sulla JLA. Che, ammettiamolo, tutti noi andremo a vedere. Facendo incassare ed alimentando un brand che difetta nella gestione dell'insieme.
Cosa possiamo fare? Sperare, solo sperare. Sperare che quest'uomo qui

Che, già dalla faccia...
sia un giorno allontanato dalla sala riunioni della DC Entertainment mentre due infermieri gli infilano una camicia di forza. Non è la giusta sede per spiegare come mai Snyder sia degno di tutto l'odio spocchioso di cui noi nerd siamo capaci. Cercate Su Google "zack snyder ego" e capirete ogni cosa. E nonostante questo a me i film che ha fatto prima de L'Uomo d'Acciaio piacciono. Hai voglia a dire che sono una Marvel zombie, poi.

*Afferra il telefono e va a chiedere a Bruce Wayne il permesso di infilare i lanciaragnatele*

martedì 8 novembre 2016

Doctor Strange - La recensione senza spoiler

 
Credo abbiate tutti presente il genere di film che, quando scoprite si farà, mancano sei mesi alla sua uscita e sulle prime uno si dice: ok, non è così tanto, posso aspettare. Poi il giorno dopo vi state già consumando perché siete convintissimi che il calendario si sbagli e sei mesi siano passati.
Ecco, per me Doctor Strange è stato quel tipo di film. E a quanto pare è anche il tipo di il film che, a due settimane dalla sua uscita, non si riesce comunque a trovare un'immagine decente per corredare questa recensione. Oh, ce n'è sempre una!
 
Partiamo col dire che è il miglior film di origini della Marvel, così ci togliamo subito il pensiero. Altro? Sì, un sacco d'altro.
 
 
Giuro che quando ho visto le prime immagini di Benedict in costume credevo fosse uno di quei fotomontaggi da fan disperati tipo "Holland Roden è La Sirenetta". Insomma, dopo Pantera Nera e Spider-Man, che cosa mancava ancora nel MCU? Solo l'ammore mio.
Devo ammettere che sotto questo punto di vista sono molto, molto di parte. Perché credo che, agli occhi dello spettatore medio, lo Stephen Strange di questo film sia un inguaribile ed insopportabile stronzo con il complesso del dio. Cosa che non potrebbe dispiacermi di più, anche se, dovessi parlare per me, ero in adorazione in ogni inquadratura che lo comprendesse. Pure col look da barbone.
...
Ok, mi illudevo di poter essere obiettiva, ma a quanto pare non posso. Andiamo avanti.
 
 

Sula carta, L'Antico interpretato da Tilda Swinton pareva uno di quei cambiamenti senza senso e potenzialmente rovinosi di cui spesso la Marvel infarcisce i suoi film. Per carità, nessuno dubitava della bravura dell'attrice solo che, sapete, ci hanno sempre presentato il maestro di Strange come un vecchio santone orientale, eravamo un po' straniti.
Diciamo che ho trovato il personaggio nel suo complesso, come dire.. perfetto. Fino ad un certo punto mi era piaciuto molto e tutto ma pensavo l'avrebbero finita lì, fatto il compitino, il prossimo grazie. Invece no, le hanno dato quella spintarella, quell'approfondimento che non ti aspetti e che penso convincerà anche i puristi più scassaballe.
 
 
 
Del Barone Mordo non credo di poter dire molto più del fatto che anche per lui sono stati fatti dei cambiamenti -e non conto il fatto che l'attore sia di colore, sennò sai il discorso che si dovrebbe imbastire per certi altri film-.
Per ironia, probabilmente il pubblico sarà portato ad immedesimarsi più in lui che in Strange. Perché ha le sue buone ragioni per fare quello che fa. Ragioni che forse avrebbero dovuto maturare un po' di più nella sua mente, ma alla fine l'evoluzione del personaggio la si segue senza problemi.
Aggiungici il fatto che col cappuccio alzato pare una specie di jedi mistico, e abbiamo trovato l'incarnazione del popolo nerd in questa pellicola.
 
 
Mi fa male il cuore arrivare a questo punto, davvero. Dato che Kaecilius parte con un potenziale pazzesco, offrendo all'inizio-inizio del film una scena di quelle proprio al limite delle concessioni Disney. Così poi, spiccato fieramente il volo, si riesce solo a far schiantare il personaggio più rumorosamente. Davvero non riesco a capacitarmi di come, a un certo punto, si riveli essere il solito villain da film Marvel, stereotipato e dimenticabile. Qualcuno me lo spieghi perché davvero, boh, stavo anche capendo le sue ragioni, giuro!
Mads Mikkelsen salva il salvabile col fatto di essere un attorone, ma per me è no.
 
 
Due paroline su un altro paio di personaggi. Lol totale per il Wong con una ventina di chili di troppo, che per fortuna qui non è il galoppino di Strange. Sai le accuse di razzismo che fioccavano poi.
Un personaggio che ho trovato nell'insieme ben fatto, ma che non sono riuscita a farmi stare simpatico è stata la dottoressa Palmer. Ha il suo scopo, glielo concedo, però il prossimo film vogliamo Clea. Segnatevelo voi, laggiù.
 
Ronzavi troppo vicino a Benedict, ciccia.
 
Sono state mosse un sacco di critiche sulla linearità della trama, tanto vere quanto scontate. Se la prima metà del film deve essere sacrificata sull'altare delle origini del personaggio, che plot intricato vuoi che ci sia in quello che rimane della pellicola?
Se invece devo dire una cosa che personalmente ho trovato molto fastidiosa punto il dito contro la regia, almeno durante le scene d'azione. Trovo grave che non si capisca nulla durante i combattimenti, quando sai rendermi una cosa assurdamente incredibile le scene di deformazione della realtà. Siete avvertiti, con questo film avrete dei veri e propri orgasmi visivi. Durante le scene dei viaggi dimensionali ero incollata alla poltroncina pregando che non finisse mai.
Se mai nella mia vita mi offrissero di provare LSD, rifiuterei proponendo invece di vedere tutti insieme appassionatamente Doctor Strange. Stiamo lì lì.
 
Non so se lo sapete -sapevatelo!- ormai siamo di fronte alla seconda generazione di eroi Marvel. Infatti, una volta che Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth e compagnia bella saranno anzianotti, o si vorranno semplicemente staccare dal progetto per vivere la loro vita, mica la Marvel-Disney sgozzerà la gallina dalle uova d'oro. Doctor Strange, Spider-man, Scarlet, Visione, Ant-man, saranno tutti là a portare avanti la tradizione di salvare il mondo. Programma logico, funzionale, generatore di perplessitudine come pochi. Ve lo immaginate un universo Marvel, anche se non è quello a fumetti, senza Capitan America o Iron Man o Thor? Beh, neanche io.
 
VOTO: 8 e 1/2
FRASE PIÙ USATA: Sono venuto a patteggiare!
 
*Infila i lanciaragnatele e si dà alla fuga mentre le mani spuntano dalle f*ttute pareti*

venerdì 21 ottobre 2016

Nuove scoperte dal sapore vintage


Fra gli acquisti di maggior rilievo al Romics di questo autunno metto i primi tre volumi della collezione di Invincible, creato da Robert Kirkman per la Image Comics e mia prima lettura della casa editrice. C'è da dire che credevo di aver fatto una furbata, avendo pagato solo il numero uno e ricevuti gli altri in omaggio. Salvo poi accorgermi che gli albi sfusi contenevano, come da classica pubblicazione supereroistica, le avventure di Atom Eve. E mi sto abbastanza rodendo il fegato.

Avevo sentito dire solo il meglio di Invincible. Ed ora che l'ho letto, è davvero un fumetto fresco, divertente, appassionante nella sua semplicità? Sí, mille volte sí.
Invincible è un fumetto di supereroi nel senso più vero del termine. Infarcito di tizi in costume non-così-serio, supercattivi poco credibili e prevalenza dell'alter ego eroico del protagonista. Inteniamoci, nulla di questo è un male. Il fatto è che, sebbene la serie sia recente, del 2003, ultimamente l'editoria del fumetto ha subito una grossa evoluzione e al momento i toni dei fumetti dello stesso genere vertono sul realismo, il tormento deggli eroi e la loro lotta interiore fra le due identità. Ad Invincible -al secolo Mark Grayson- piace essere un supereroe, prende il suo compito con una certa leggerezza, non vorrebbe fare altro e si infila il costume appena può.
Eppure tutto questo va bene perché Invincible non è un fumetto anni '60 con dinsegni moderni. Robert Kirkman ci dimostra come i più classici stilemi del genere possono ancora attirarci, se conditi dal giusto pizzico di autoironia. Bisogna dire infatti che, se la serie si fosse presa sul serio, non sarebbe durata neanche tre numeri.


Non è il miglior fumetto di supereroi si sempre e, a dispetto di quanto scritto in copertina, non mira neanche ad esserlo. Se siete i tipi che quando leggono non possono fare a meno di chiedersi come, cosa, perché, la magia di Invincible non funzionerà mai su di voi. Ma certe volte, se ne vale la pena, si può anche spegnere il cervello per un quarto d'ora.

*Infila i lanciaragnatele e va anche lei a buttare la spazzatura*

Si ringrazia Costanza per il titolo del post.

venerdì 7 ottobre 2016

Marvel's Luke Cage - La recensione senza spoiler


Fresca di abbonamento Netflix, sei giorni fa mi apprestavo ad iniziare la serie che avevo atteso dalla fine della seconda stagione di Daredevil.
Sei giorni dopo, scrivo sul blog non certo con la prima, ma probabilmente la più pesante, indigestione di telefilm della mia vita.
Partiamo dal presupposto che la serie mi è piaciuta. Che molte cose sono le meglio realizzate finora delle serie TV Marvel/Netflix, mentre una in particolare demolirà ogni vostro programma di maratonare questo Luke Cage.


Ciò che si nota di più alla fine della serie è come i personaggi che avete conosciuto siano incredibilmente approfonditi, tratteggiati, reali. Di ognuno viene raccontata la storia, le motivazioni, le debolezze. Una già nota caratteristica delle produzioni Marvel/Netflix qui portata all'inverosimile, fino a diventare la madre di tutti i problemi.
Ed è la leeeeeeeentezza della serie. Per quanto tutto ciò che vedrete sullo schermo possa essere sí interessante e ben realizzato, in alcuni momenti, implorerete che la storia vada avanti. Personalmente non riuscivo a scollarmi  dal tablet perché volevo assolutamente sapere come andasse a finire, anche se per vedermi tre soli episodi di fila hanno dovuto attaccarmi una flebo di adrenalina ad ogni braccio.


Le scene d'azione però vi ripagheranno di tutto. Finalmente vediamo dei veri e propri combattimenti con un tizio dai superpoteri che scaglia la gente da tutte le parti, sfonda le pareti e cammina incontro a criminali che gli stanno sparando con fucili grossi quanto loro.
Tra l'altro, pur essendo il più potente dei nuovi Difensori, Luke è probabilmente il più sfigato, e durante la serie viene bistrattato sia fisicamente che psicologicamente in tutti i modi possibili. Forse solo Claire Temple lo batte con la sua capacità di infatuarsi sempre del tizio sbagliato. E non è uno spoiler. Non se leggete Wikipedia.


Ci sono un bel po' di cattivi, in Marvel's Luke Cage. Anche se solo uno ha delle ragioni così personali e irrinunciabili da essere considerato il villain vero e proprio.
Certo, uno di loro mi è diventato particolarmente caro in quanto subisce un'evoluzione molto interessante, finendo quasi per diventare un'altra persona in modo del tutto plausibile. Una cosa difficilissima da realizzare, che ho adorato.
In effetti, dopo tutto il lavoro fatto con gli antagonisti di Daredevil e Jessica Jones, gli sceneggiatori di Luke Cage non potevano permettersi di mancare nella caratterizzazione. Così ogni cattivo ha il suo momento in cui racconta di se stesso a qualcuno, si spara dei monologhi, occasionalmente piange, ha flashback sul suo passato lunghi metà episod... ugh! Infermieraaa! Serve altra epinefrina, qui!


Penso sia superfluo dire come la regia, le interpretazioni, salutino con la manina il 99% delle altre serie TV mentre si pongono al livello qualitativo filmico.
Menzione speciale per la colonna sonora composta di brani soul, rap e altro che non ho saputo riconoscere. Oltre ad essere bellissimi singolarmente, si adattano alla perfezione all'atmosfera e all'anima di Harlem, rendendo memorabili le scene all'Harlem Paradise.

Bene bene, ora la mia aspettativa si rivolge tutta alla serie di Iron Fist, in arrivo il 17 marzo 2017. Perché quelli di Netflix non sono superstiziosi.
Sapendo che Pugno d'Acciaio trae la sua essenza dai film di arti marziali anni '70, penso potrebbe essere una sorta di compensazione per quanto fatto in Luke Cage. Che, ribadiamolo ancora che qui su internet la gente può essere dura di comprendonio, mi è comunque piaciuta un sacco. Pure se ho finito tutto il bicarbonato in casa.

VOTO: 8+
FRASE PIÙ USATA: Sweet Christmas! (Tradotta "Cristoforo Colombo!" in italiano. I motivi restano tuttora ignoti.)

*Infila i lanciaragnatele e volteggia verso la farmacia più vicina*

giovedì 22 settembre 2016

Adam Wild 23: Colenso


Cariche di cavalleria, cannoneggiamenti, strategie militari: anche di questo è fatto AW. È questa l'anima del numero 23, una storia "di passaggio", forse, che scorre fra battaglie storiche -infarcite di personaggi storici, il che non potrebbe rendermi più felice-, spiegazioni sulla situazione del Natal di fine 800 e la non troppo velata morale antibellica del nostro protagonista. Una storia che mi sono goduta molto più dal punto di vista del contesto socio-politico che per le sparatorie che occupano i tre quarti dell'albo.
Manfredi valorizza con la sceneggiatura una ricostruzione particolarmente accurata degli avvenimenti, anche per gli standard della serie. Ai testi posso magari recriminare il fatto che l'intero episodio della battaglia di Colenso sia sembrato nell'insieme troppo breve, ma alla fine si può capire che fosse sconsigliabile allungare il brodo a due puntate.
Ciò che stonano sono i disegni. Ho detto che la maggior parte delle volte sono di grande qualità ma, uh, questo non è il caso. I campi lunghi sugli eserciti schierati e i disegni non del tutto rifiniti con quelle fastidiose lineette funzionano anche. Ma il problema sorge quando le inquadrature si stringono a mostrare i volti dei personaggi in tutta la loro deformità.

Però magari è solo una mia impressione, eh!
Numero decisamente action che, per come la vedo io, prepara il terreno per una conclusione di serie sul campo di battaglia. La cosa mi starebbe bene, dato che non ce lo vedo Adam a ritirarsi dalle esplorazioni e mi deluderebbe un finale tipo: "e cavalcò verso il tramonto alla ricerca di nuove avventure." Se vuoi che finisca, ok, ci sto, ma finiscila! Un po' come se fosse una miniserie. Stile Volto Nascosto. Và che bello!

*Infila i lanciaragnatele e volteggia schivando le cannonate*

giovedì 8 settembre 2016

Suicide Squad - La recensione



Il motivo principale per cui questa recensione arriva così in ritardo da essere quasi inutile è che non sono brava a scrivere recensioni senza spoiler. Quindi questo post è rivolto o a chi vuole rovinarsi il film, o a chi l'ha già visto e gli interessa un'opinione completamente personale, del tutto trascurabile e talmente professionale che la pubblicheranno su una famosa rivista di cinema. Nel duemilemai.
Dall'isolamento di quell'eremo di montagna privo di Wi-Fi in cui mi trovavo fino a qualche giorno fa, vedere uno dei film più attesi dell'anno comportava un'ora e mezzo di macchina per arrivare al cinema e l'accettazione di un orario quantomeno scomodo. A ciò si aggiunga la frustrazione per il fatto che mio fratello mi aveva ordinato di stare zitta per tutto il film. Se sta leggendo qualcuno avvezzo a fare commenti e battutine di getto ogni due minuti, capirà cosa si prova. Dagli altri verrò additata senza possibilità di appello come disturbatrice seriale impenitente. Ma qui stiamo andando fuori tema.


Uno dei punti più criticati del film era la scarsa caratterizzazione dei personaggi. Ora! Parliamo di un film di due ore e dieci, che mette in ballo un sacco di personaggi. Una pellicola fondamentalmente d'azione. Per fare un esempio vicino anche per genere, non mi sembra che nessuno si fosse molto lamentato della complessità dei membri degli Avengers nell'omonimo film. Quello che si può recriminare alla DC è, piuttosto, aver preso dei personaggi che hanno senso innanzitutto di fronte alle loro supereroiche nemesi e presentarli per la prima volta in un contesto così particolare ed affollato. Dopotutto, gli Avengers avevano avuto tutti un film-presentazione prima della grande adunanza.
Riguardo al fatto che qui la cattiveria di questi presunti "peggio del peggio" è talmente edulcorata da essere stucchevole, sono invece d'accordo. Altro spiacevole inconveniente del fatto che dovevano fungere da protagonisti nei quali immedesimarsi. Se avessero dovuto contrapporli agli eroi, non li avrebbero smussati a questo modo. Credo che i geniali capoccia del DC Extended Universe potrebbero trovarsi leggermente in imbarazzo con una mossa del genere, al momento di far fare ai cattivoni da cartone animato che si ritrovano in mano i supercattivi. Capitan Boomerang col feticismo per gli unicorni rosa mi ha fatto piangere. Sangue. Sono un po' preoccupata.

Una delle cose che tutti, indipendentemente dal credo fumettistico, stavamo aspettando, era il Joker di Jared Leto. Perché dal trailer sembrava figo, con l'aria da pazzo e quella frase. Eppure i tatuaggi, i denti di metallo, facevano temere uno scivolone del personaggio da farlo rimanere lí disteso per terra per tutto il DC Extended Universe, roba che poi arrivava il Lex Luthor di Jesse Eisenberg e lo usava come zerbino.
E dopo le anteprime hanno cominciato a fioccare i commenti di chi diceva che si trattava del peggior Joker di sempre. Si temeva, insomma, e a ragione.
A ragione!? Ma quindi è vero!! Io lo sapevo!! Heath Ledger è il miglior Joker che si sia mai visto!!1!
Eh-hem! A ragione, si diceva, perché era inevitabile che alla maggior parte della gente questo nuovo Joker non poteva piacere. Ma io non sono la gente. E non lo dicono superiorità. È una questione di gusti, percezioni e flessibilità nella visione di un personaggio (e io non sono nemmeno questa grande fan della DC). Vedere Joker adornato di catenazzi d'oro, anelli grossi come prugne e camicie tamarrissime lasciate sbottonate mi ha urtato, lo concedo, specialmente considerando che caratterialmente mi stava piacendo un casino. Chi ha detto che il personaggio non era abbastanza inquietante? Jared Leto è stato bravissimo a dargli un'espressione da maniaco irrequieto. E quanto è figa quella cosa del ghigno tatuato sulle mani che si mette davanti alla bocca? Per non parlare della risata. Basta questo a fare un buon Joker? Probabilmente no, ma mi ha aiutato, e molto, a vedere lo spirito del pagliaccio criminale sotto la paccottiglia da gangster.


Tanti si sono lamentati del fatto che sia apparso poco, ma non ho avuto affatto avuto quest'impressione. Anzi, sapendo che si sarebbe visto solo per quindici minuti, mi è parso anche molto più presente. Si aspetta di vederlo nel film stand-alone di Bat-man, non si accetta un no!


C'è poi il secondo personaggio più atteso e importante del film: Harley Quinn. Ma su di lei, credo, non c'erano molti dubbi. Era bastato il trailer a convincere tutti. Cosa che non si dovrebbe mai fare, a rischio delusioni coffBat-Man v Supermancoffcoff, ma stavolta le impressioni erano esatte. Svampita, matta come un cavallo, bipolare, perfetta. E le sue battute sono state praticamente le uniche di tutto il film a farmi ridere.


Che il rapporto fra lei ed il Joker sia stato travisato lo sanno anche le pietre, ormai. In tutto il film, si vede Joker farle del male giusto due volte, prima con l'elettroshock, poi convincendola a buttarsi nella vasca di acido(?). Salvo ripensarci e tuffarsi anche lui. Mentre in nessuna altra rappresentazione si dimostra cosí attaccato ad Harley o meglio, visibilmente innamorato. Giá da Bat-man the Animated Series, un cartone animato, lui si dimostra insofferente, manipolatore nei suoi confronti, sfruttando i sentimenti di lei per farle fare tutto ciò che voleva. Nei fumetti, il rapporto si era arricchito di vari abusi e soprusi sia fisici che psicologici decisamente più gravi nei confronti di Harley, chiaramente sofferente della Sindrome di Stoccolma.
La cosa si può accettare o meno, anche se di certo necessita di essere approfondita. Dico però che alla frase di Joker quando Harley sale sull'elicottero: "C'è del succo d'uva e una calda pelle d'orso che ci aspettano." il facepalm è stato tale da farmi fare un triplo salto mortale all'indietro, atterrano sui piedi di un tizio nelle ultime file.


Ho amato (si fa per dire) anche il personaggio di Amanda Waller, unica cattiva dura e pura del film, che scavalca lo stereotipo del politico che agisce con qualsiasi mezzo per interessi superiori e raggiunge livelli di stronzaggine raramente visti prima. La scena in cui spara a tutte le persone del rifugio perché testimoni scomodi, a momenti applaudivo per il primo atto di vera crudeltà dall'inizio della pellicola, tra l'altro da parte di qualcuno che non è nemmeno il villain ufficiale.


A proposito del villain: se ne sono dette peste e corna sull'incantatrice di Cara Delevigne. È vero, la maggior caratterizzazione del personaggio è a livello grafico, potendo per il resto essere benissimo una qualsiasi anonima antagonista da film Marvel ( si veda il Calabrone da Ant-man), ma io me la ricorderò per sempre per quella scena finale dove parla ai protagonisti facendo una specie di balletto. Ed era bello anche l'espediente visivo col quale facevano trasformare June Moone in lei.
Invece l'alter ego di Incantatrice l'ho trovato un personaggio difficilmente sopportabile anche per quelle poche scene in cui appare. Sostanzialmente perché si sono dimenticati di scriverla con una spina dorsale.
Alla fine, ho sperato con tutto il cuore che Incantatrice non fosse morta, ma che si fosse qualcosa come fusa con June, a formare un personaggio con l'esperienza di entrambe ed una mente reimpastata. Tutto il potere e quel minimo indispensabile di carisma della strega con la possibilità di un nuovo spessore ed una coscienza grazie alla parte umana. Ma no, no, teniamoci la rincretinita, grazie!

Infine, spendiamo due parole per il montaggio: qualsiasi e dico qualsiasi profano di cinema può capire che il film è stato montato da un branco di scimmie ammaestrate male. Esempio lampante ne è la scena in cui Harley ruba la borsetta dalla vetrina, totalmente fuori contesto, che spicca agli occhi di tutti come una suora nella neve (semicit.)!

In sostanza, Suicide Squad è un film che ti grida ogni fotogramma: sei disposto a passare sopra i miei difetti? Mettiamo le mani avanti e rispondiamo: sí, in parte. Certe uscite dei personaggi sono bollabili come minchiate senza possibilità d'appello, prima fra tutte El Diablo che dice: "Ho già perso una famiglia, non ne perderò un'altra.". Sceneggiatori, sono passati due giorni da che questi si conoscono, ok? Non è che un drink tutti insieme appassionatamente può reggere 'sta menata!
A salvare l'insieme e a giustificare tutta la baracca sono i personaggi. Perchè di un film sulla Suicide Squad c'era bisogno quanto c'è bisogno che la Marvel faccia un film sugli Inumani, con la differenza che loro cominciano a scarseggiare di personaggi da trasporre. Noialtri vogliamo ancora un film su Bat-man che sia finalmente in continuity.
Per ora il primo film a mio parere riuscito del DC Extended Universe.

VOTO: 7
FRASE PIÙ USATA: Fratellooooo!!!

*Infila i lanciaragnatele e si lancia all'inseguimento dell'elicottero del Joker e Harley*