martedì 20 dicembre 2016

I primi tre episodi di One Punch Man

 

Avevo in mente di vedermelo da un po', questo One Punch Man. Mi intrigava il fatto che trattasse di supereroi, un genere a dir poco di secondo piano nelle produzioni nipponiche. Così, essendo entrata da qualche tempo in modalità anime, ho lasciato un attimo da parte Tokyo Ghoul (del quale non riesco a seguire la seconda stagione, causa addormentamenti vari nel bel mezzo delle puntate), e mi sono sparata tre episodi di One Punch Man tutti di fila.

Da ciò, dunque, ho tratto la prima osservazione, ovvero che si lasci guardare con una facilità impressionante. Un'ora e spicci passate in un lampo. Il che, in qualche modo, non mi piace molto. Dannazione, se le puntate sono solo dodici, pure aggiungendoci sette OAV, potrei averlo finito anche domani! Il che non va, visto che è un anime divertente, nel vero senso della parola, come pochi.
Non lasciatevi ingannare dalle immagini tipicamente shonen, alla fin fine, One Punch Man non si basa sui combattimenti. E, del resto, come potrebbe, date le doti del protagonista? Saitama tira un pugno neanche troppo forte, e budella e sangue di mostro si spargono ovunque. Finito, kaput.
Perciò, la storia si incentra su questo tizio annoiato della sua stessa forza, che ha ottenuto in modo misterioso nel giro di soli tre anni. Quello che vorrebbe è ritrovare la soddisfazione del battersi contro un degno avversario, ma, anche dopo un solo quarto della serie, è facile immaginare che continuerà a vedere frustrate le sue aspettative. In un Giappone funestato non da terremoti, ma da mostri che spuntano ogni giorno, più volte al giorno, un episodio scorre fra cazzotti (rigorosamente distribuiti in dose singola), momenti comici e mostri assurdi per origine e motivazioni.
Non crediate però che One Punch Man sia un anime che non ha niente da dire. C'è qualcosa, che aleggia nell'aria, fra lo strano modo in cui Saitama dice di essere diventato l'uomo più forte del mondo e una specie di associazione di supereroi, che ti spinge a voler andare avanti, e non certo per inerzia.


La cosa che mi intriga di più, però, è la contrapposizione fra Saitama e Genos, un giovane cyborg. Quest'ultimo sembra precipitato nell'anime da una qualche storia di fantascienza super badassica, inciampando per puro caso nel protagonista e mostrando subito una venerazione per lui. Da lì scaturiscono non solo momenti comici, ma il rapporto allievo-maestro più improbabile della storia, visto che Genos vuole diventare forte quanto Saitama, senza accettare la spiegazione che egli dà della sua potenza. D'altra parte, Saitama ha un solo scopo in mente e di sicuro non è stare dietro ad un discepolo.

Mi berrò questo sorso d'acqua con piacere, visto che di certo l'entrata in scena dell'associazione dei supereroi cambierà un bel po' le carte in tavola. Magari poi torno a parlarne, anche giusto per dire se il finale soddisfa o manda tutto in vacca. O se sia un vero finale oppure si prospettano altre serie. Lo scopriremo solo vivendo (e vedendo).
Il prossimo post segnerà poi il ritorno al tema cinema, con la recensione di Oceania, sempre che riesca a passare sopra la folla di bimbetti urlanti e genitori che si chiedono chi gliel'abbia fatto fare.




*Infila i lanciaragnatele e corre per arrivare in tempo ai saldi*

domenica 18 dicembre 2016

Parliamo del trailer di Spider-man: Homecoming

Ho come la sensazione che questo blog si stia trasformando in un sito di cinema. Ma non è colpa mia, anzi diciamo che nemmeno mi lamento troppo, se ultimamente stanno uscendo così tanti film degni (?) di uno spazietto sulla nostra Tela. Perciò, con somma gioia, ho appreso dell'uscita del trailer del film della fase tre Marvel che mi emoziona di più, superando pure Infinity War. Eh, già.
Innanzitutto, per chi non l'avesse ancora visto, ecco il link: https://www.youtube.com/watch?v=rs64hwoQSiI.
Pronti ora? Bene.


Si inizia con qualche scena da Capitan America: Civil War, giusto per gasarci dal principio.
Poi Robert Do... pardon, Tony Stark, fa, uh, il Tony Stark e ci accenna una specie di rapporto zio-nipote col giovine supereroe. Sarà mica il caso di avvertirlo di toccare ferro? Essere lo zio di Peter è stato riconosciuto come mestiere più pericoloso al mondo.
E Spider-man fa, uh, Spider-man. Ma nel suo caso la cosa è decisamente più degna di nota, vista l'apparente fedeltà allo spirito del fumetto. Approvo, approvo.
Michael Keaton esordisce con una frase che non si capisce come c'entri col suo personaggio, ma la dice in modo figo e nessuno se ne accorge. L'Avvoltoio cala in picchiata, mostrando una tuta fatta degli scarti dei velivoli di Avatar e una maschera vagamente ispirata a quella di Star Lord. Però è figo e al cinema il personaggio non si è ancora mai visto, quindi è tutto ok,
Tony fa un po' lo stronzo, anche se non ha tutti i torti, dicendo che non può lasciare che Peter combatta un pazzo che sostanzialmente può volare e poco altro. Quando lo ha mandato in guerra contro dei supereroi superforti ed addestrati. No no, mi dicono che è un comportamento responsabile!
Peter si lamenta che viene trattato come un ragazzino e a tutti ci scatta l'immedesimazione.
Balzo con le ragnatele ascellari in bella vista. Lacrime da tutti i fan delle ragnatele ascellari; e detta così sembra un club di tizi che quanto a igiene sono rimasti al medioevo.
Accenni di scontro, l'Avvoltoio dice qualcosa di poco significativo. O meglio, sarebbe poco significativo se non minacciasse le persona che Spider-man, cioè Peter, ama. Questo fa chiedere se lui non conosca l'identità segreta di Testa di Tela, facendo presagire, nel caso, succulenti sviluppi.
Per sottolineare il concetto, primo piano a sorpresa della versione milf di zia May, col doppio scopo di attirare il pubblico maschile che aveva aperto il video per caso.
Citazione finale a Spider-man 2, quando ferma la metropolitana a forza di braccia, mentre qua tiene insieme una nave.
Alla fine, la tanto invocata scena di volteggio avviene tra palazzi di altezza apparentemente inadeguata, causando perplessità.

L'unica vera critica che mi azzardo a fare per ora, è che il font del titolo è orrendo.
Toltoci questo sassolino dalla scarpa, passiamo a dire che questo trailer è fantastico e dice davvero un sacco sul film, cose in realtà più desunte che davvero svelate.
Per amor di correttezza, dico che di trailer ne è uscito pure un secondo, che varia forse per venti secondi di scene. Eccovelo comunque: https://www.youtube.com/watch?v=dOV_5KRSidM.
Cominciamo con il considerare che pare un film incentrato molto più su Peter Parker che sul suo alter ego supereroico. Al che io storco la bocca, perché sì, va bene, i supereroi non sono le loro maschere, ma gli uomini, epperò io voglio Spider-man. Voglio il costume, voglio i volteggi, voglio le movenze da ragno. Peter, io ti voglio bene e ora c'hai anche una faccia simpatica, ma adesso fila un attimo a cambiarti, và!
Per quanto tutto l'insieme rimandi alla serie classica, c'è un elemento che mi ha sorpreso in quanto collegato alla versione Ultimate, ma non al Peter Parker Ultimate, bensì Miles Morales. E si tratta dell'amico di Peter, una specie di clone Ganke. Se non fosse intenzionale, mi parrebbe davvero una strana coincidenza, se invece si tratta di una scelta consapevole, allora non ne capisco il motivo.
Ora, le frasi un po' stereotipate dette dall'Avvoltoio ovviamente non vogliono dire niente sulla riuscita definitiva del personaggio. Di certo però fa temere per la dannatissima consuetudine, che la Marvel ha ritrovato in Disney, di creare villains poco memorabili, forse per non rischiare di mettere in ombra i protagonisti. Fatto sta che bisogna riconoscere che hanno scelto un attore di tutto rispetto, con una faccia ed un carisma non  comuni. Riguardo alla tuta, ancora non si è vista per bene nella sua interezza. Di suo sembra figa, anche se poco assomiglia ad un avvoltoio o al design dell sua controparte fumettistica. Il che non è necessariamente un male, dato che dopotutto questo non è affatto uno dei più famosi nemici di Spider-man e se lo possono rimaneggiare decisamente più di quel che avrebbero potuto fare con un Goblin, o un Dottor Octopus. Viene persino da chiedersi se lo chiameranno Avvoltoio, nel film.
Dite che mi sto scervellando troppo, per un semplice trailer? Già, probabilmente avete ragione. Concludo dicendo che la scelta del regista mi preoccupa un pochettino. Jon Watts ha diretto solo due film prima di questo. E uno di essi è Clown. Chi l'ha visto, l'ha visto e sa.

*Infila i lanciaragnatele e li punta sotto le ascelle*

venerdì 16 dicembre 2016

Rogue One: A Star Wars Story - La recensione senza spoiler

Da quant'è che non pubblico qualcosa? Quasi un mese? Beh, l'importante è che sia tornata. Vi state chiedendo che ve ne frega? Grazie, vi voglio bene anch'io.
E in teoria ci sarebbe anche un nuovo banner per sostituire questo sopra, ma Blogger è una piaga. Se mai voleste aprire un blog, fatevi un favore, spendete e comprate uno spazietto su Wordpress. Disse la tirchia impenitente.



Un film collegato al franchise di Star Wars è sempre atteso con una notevole dose di entusiasmo.  Per l'effetto gregge di pecore, anche da chi i film precedenti manco li ha visti. Ma che fate? Giù gli strumenti di linciaggio, io ovviamente ho visto tutto, so tutto, e al cinema ero debitamente trepidante.
L'unica riserva che avevo era il fatto che avrebbe dovuto essere un film incentrato sugli umani, senza troppi alieni, senza jedi. Poi alla fine... è stato proprio così. E a me potete fare tutti i discorsi sul portare anche qualche novità nella serie, l'idea mi faceva un po' storcere il naso, ecco. Ma alla fine, l'ambientazione starwarsiana si sente. Si sente in ogni caccia, in ogni tutina arancione da pilota e ogni casco dal design imbarazzante che fa così tanto vecchia trilogia. Ci sono pure R2D2 e C3PO, gli onnipresenti della saga. C'è pure l'apparizione di un altro personaggio classico, alla fine fine, che a momenti piangevo e con me tutta la sala.


A proposito di "a volte ritornano", Dart Vader (che i doppiatori pronunciano in un modo stranissimo, e non capisco il motivo), già visto nel trailer, sembrava sarebbe apparso solo in una scena, una cosa di trenta secondi messa così, per far bagnare i fan. E invece le sue scene contano forse tre minuti in totale, ed è più carismatico e inquietante che mai, dato che qui non è azzerbinato da Palpatine. Tanto di cappello, miei cari sceneggiatori.


Sarebbe troppo lungo soffermarsi su ogni singolo personaggio, anche perché, per motivi di durata complessiva ed equilibrio narrativo, alcuni non sono esplorati fino in fondo, ma dipinti a grosse pennellate, con elementi di forte impatto che sarebbe difficile descrivere in una recensione spoiler-free. Sono naturalmente presenti, marchio di fabbrica di Star Wars, anche i personaggi secondari che diventano delle specie di leggende, al pari di Boba Fett (che nemmeno parla mai, ricordiamo). Saw Gerrera, sto parlando di te.
Due paroline sono però doverose per la nostra protagonista, una Felicity Jones che si consacra definitivamente ad astro nascente hollywoodiano. Un personaggio che, per come ci era stato presentato, ce lo si poteva forse un po' aspettare, nel complesso. Una sorta di fuggitiva da se stessa, eroina per caso. Eppure l'empatia che si prova per lei è totale e sono certa che diventerà un personaggio iconico al pari dei protagonisti storici.


Il robot è d'obbligo in ogni Star Wars, eh! In questo, finalmente ne troviamo però uno che influenzi attivamente la trama, e che funge pure da spalla comica d'eccezione, per nulla disneyana. Pollicione in su per il nostro immenso (8609 metri) K2.


Ora ditemi seriamente per quale motivo la Disney mi crolla sempre qua. Per quanto fosse difficile staccare l'attenzione da quei bottoncini farlocchi sulla divisa, mi sono comunque accorta come la caratterizzazione di questo cattivo fosse sul livello "meh". Si tratta di uno di quei cattivi "vorrei ma non posso", tenuti al guinzaglio corto dai piani alti e che, pur tentando disperatamente di sfuggire, non ha il carisma per riuscire. Peccato, perché se a personaggi come questi gli dai la giusta dose di rancore e viscidume, possono ancora restare impressi nella mente del pubblico.

Rogue One è un film pressoché perfetto sotto ogni punto di vista tecnico.
La sceneggiatura, nella sua semplicità e linearità, funziona dosando ogni elemento in maniera impeccabile e non facendo mai calare il ritmo.
La regia è qualcosa di fantastico e lo fa notare soprattutto nelle scene di combattimenti e battaglie spaziali. Giuro, si capisce tutto, e con pochi movimenti di macchina ci si sente dentro l'azione. E vi garantisco che non è poco, ripensando anche al recente Dottor Strange, essendo uno dei pochi problemi che avevo evidenziato.
Gli effetti speciali sono una cosa da piangere, davvero. Pensate solo che, per ovvi motivi, i volti di alcuni vecchi personaggi della trilogia originale sono stati ricostruiti al computer e io sulle prime cercavo di capire se fosse un attore o che. Alla fine, con tutti quei movimenti strani di sopracciglia, si capisce che sono in CGI, ma un applauso non glielo vogliamo fare?
Il fanservice è ovunque, siete avvertiti. Ma cosa ve lo dico a fare? Mi sembra anche giusto che in una pellicola figlia di uno dei film di maggiore culto della storia del cinema, ci mettano così tante chicche che ai titoli di coda hai gli gnocchi per tutta la famiglia al pranzo di Natale.
Ci sono anche i momenti da commuoversi un pochettino. Ora, ogni volta che rivedrò i vecchi film, mi ricorderò del Rogue One e saprò che quello che all'epoca era solo un "Abbiamo rubato i pieni della Morte Nera. E non chiedeteci come perché non lo sa nemmeno Lucas." ha qualcosa dietro. Un tassello di un grande mosaico, che lascia il suo segno personale ed indelebile.

Mi dispiace solo non essere riuscita a godermi appieno questo film, però doveva essere davvero una serata sfortunata. Mi si era seduto davanti un tipo alto due metri e la poltrona su cui ero io aveva due gomme spiaccicate sopra che mi hanno disturbato psichicamente per tutta la proiezione.
Al di là delle mie patetiche disavventure, se già prima il progetto di una serie di spin-off su Star Wars pareva sensato ed intrigante, ora che hanno dettato lo standard avranno addosso le aspettative di tutto il mondo. Pure quelli che un cinema mai l'hanno visto in vita loro.
E adesso coraggio, tutti a bordo! Prossima fermata: Episodio VIII.

VOTO: 9
FRASE PIÙ USATA: La Forza è con me. Io sono tutt'uno con la Forza.

*Infila i lanciaragnatele e si infila nel campo di forza un istante prima che si chiuda*

sabato 19 novembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli - La recensione senza spoiler


Una regola d'oro hollywoodiana è: batti il ferro finché è caldo. Pure quando non c'è bisogno. Pure se devi dare ad un film un titolo che non ha senso di esistere.
Ebbene, io non sono una fan di Harry Potter. Lo confesso, me ne dispiaccio, ma non riesco a fare ammenda. Semplicemente, non ho mai capito l'enorme attrattiva che il mondo magico creato dalla Rowling esercita su qualsiasi persona.
Men che meno, poi, sono una fan dei film tratti dai libri. Carini, sì, soprattutto i primi due, che hanno un'atmosfera davvero unica, ma l'intera saga cinematografica ha avuto i suoi bei scivoloni, soprattutto con la svolta da telenovela argentina del V e VI. Non amo ricordare nemmeno il ridimensionamento del ruolo di Voldemort -e di Ralph Fiennes!- ad un disco rotto sulla frase "Avada Kedavra!".
Ok, il discorso è molto, troppo ampio per essere affrontato in questa sede. Si vada dunque ad incominciare con la recensione.

Stavo dicendo che il senso di questo film ve lo spiega comodamente la pagina 404. Esatto: not found.
Cionostante, avevano fatto di tutto per renderlo interessante: e buttaci dentro Eddie Redmayne,e facci un sacco di creature in CGI, e mettici a scrivere la sceneggiatura la Rowling in persona. La "zietta", che doveva tra l'altro ancora espiare per The Cursed Child. Se avesse fatto dieci flessioni per ogni fan al quale quello spettacolo teatrale non è piaciuto, adesso la cara JK sarebbe spessa come The Rock.
Alla regia ci hanno piazzato David Yates, ricordato per aver diretto anche i sopracitati Ordine della Fenice e Il Principe Mezzosangue, nonché i due capitoli conclusivi della saga. Santo Albus, aiutaci tu! E devo dire che la sua mano alla regia si sente, tanto che bastava una fotografia un po' più cupa e potevamo benissimo essere in I Doni della Morte.


Il punto di forza del film sono comunque i personaggi. Partendo proprio da Newt Scamander, anche per merito di Eddie "Stephen Hawking" Redmayne, che ha esattamente la faccia da geniaccio scollegato dal mondo che serviva. Anche se secondo me si sta specializzando nell'interpretare se stesso, sull'esempio di Morgan Freeman.
A ogni modo tranquilli, non ha il ciuffo emo sull'occhio, nel film.


Aaah, finalmente viene data importanza ad un babbano che non faccia di cognome Dursley! Che dire... un tipo simpatico, nel quale è facile immedesimarsi... Magari avrebbe dovuto rimanere un po' più sconvolto da tutte le cose che gli capitano, ma va bene così, su.



Aspettate, aspettate...
Regia? Dov'è? Dov'è la coppa miglior personaggio? Dove!?


Ecco, P-Po... *va a vedere su Wikipedia* Porpentina(!) detta Tina è un personaggio che dal trailer sembrava tutt'altro, e invece... invece no. Però avrebbero dovuto scegliere un'altra attrice, secondo me. Katherine Waterson ha questa faccia sempre un po' smarrita e sofferente, che sembro io quando mi perdo per Roma ma non voglio fermare nessuno per chiedere indicazioni.


Eh, uh, ergh... L'ambiguità, signori miei, l'ambiguità incarnata.


Ordunque, parliamo più in generale della pellicola. Se i suoi personaggi sono la forza del film, la trama soprattutto ha diversi punti deboli. Un sacco di cose sono spiegate confusamente, e io mi sono portata dietro per un'ora di visione il dubbio su cosa fosse un determinata creatura. Dubbio che poi non è stato nemmeno risolto.
A proposito di cose irrisolte, lo sono anche alcuni rapporti fra personaggi. Vengono accennati, a volte non solo accennati, fatti che stuzzicano a dismisura la curiosità dello spettatore, ma che dopo vengono messi da parte e chiunque dentro lo schermo sembra dimenticarsene.
Altra cosa per la quale mi sono abbastanza dispiaciuta è non aver sentito molto l'epoca storica. Si fa un accenno alla Grande Guerra, ci sono due tizie vestite anni '20, stop. Giuro, poi ci passo per stordita, ma per metà film io credevo che fossimo negli anni '50! Ho dovuto cercare conferma su Wikipedia -sempre sia lodata-! Nemmeno la comunità magica americana è così presente, e pensare che era il motivo per cui desideravo di più vedere questo film!
Riguardo alle creature magiche, beh, ce ne sono anche più di quanto lasciassero presagire, contando che la trama non si incentra solo su di loro. Ma per quanto il livello di computer grafica dal trailer sembrasse impressionante, alla fine purtroppo non è così. Alcuni animali sono poco più credibili di Fierobecco. Oh, certo, sono armonizzati bene con l'ambiente, bellissimi, suggestivi... ma finti.



Tirare le somme non è facile, dato che sono stata soddisfatta oltre le mie aspettative sotto certi punti e per altre cose si poteva fare decisamente di meglio. Bisogna pesare i pro e i contro col bilancino da orefice. A mio parere, avevano un sacco di cose potenzialmente fighissime in mano, fra MAGUSA (il Ministero della Magia americano), conflitto babbano-magico, personaggi che non si erano ancora mai visti, che hanno potato la maggior parte di queste con l'accetta per farle rientrare in due ore e un quanto di film. Speriamo che i prossimi si svolgano ancora nel Nuovo Mndo, così da sviluppare quello che hanno così goffamente iniziato.
Perché lo sapevate, vero, che da ora avremo un nuovo film sull'universo di Harry Potter al cinema ogni due anni? Sono in programma altre cinque pellicole intitolate Animali Fantastici e..., tutte dirette da Yates, che per qualche motivo è l'uomo di fiducia della Warner. Secondo me al terzo lascia, punto dieci carte che non ce la fa più. E se riuscirà a concluderla, allora dovremo solo aspettare che cambi il suo cognome. In Potter, ovvio.

VOTO: 7 e 1/2
FRASE PIÙ USATA: Non fate del male alle mie creature! Non sono pericolose!

*Infila i lanciaragnatele e si tuffa dentro la valigia per rapire un cucciolo di quella specie di quetzalcoatl*

mercoledì 16 novembre 2016

Superman Returns: ovvero come ti rovino tutta una serie di film


Beh, dopo il post di pochi giorni fa sul film di Superman del 1978, non ho potuto fare a meno di ripensare anche al presunto seguito che hanno voluto dargli nel 2006. Seguito che prende in considerazione anche gli eventi di Superman II, cancellando totalmente quanto successo nel III e nel IV. Il che non è neanche una cattiva idea, dato che quei due film sono imbarazzanti; se poi ci piazzi Bryan Singer alla regia, io ho delle aspettative, capisci?
Al primo impatto, però, si sente già che qualcosa non va. Ed è Superman. O meglio, il tizio che pretende di esserlo. Perché lì dove Christopher Reeve aveva un viso che ti ispirava fiducia, Brandon Routh c'ha una faccia che ti ispira schiaffi a due a due finché non diventano dispari.


E non voglio vederlo come Clar...

Barbie's Ken as Clark Kent.
Poi, nonostante il film si svolga cinque anni dopo Superman II, Lois Lane, considerato che Margot Kidder nel '78 c'aveva già i suoi trenta, ebbene, Lois Lane, ora anche madre, viene interpretata da una ventitreenne.

Natalie Portman/Keira Knightley dei poveri. Ma poveri poverissimi.

Ok, fine lamentazioni sul cast. Ehi, no, aspetta...

Ommioddio, qualcuno me lo levi da davanti agli occhi!

Anyway, ricomponiamoci. Quale è il grande ed inespiabile peccato di Superman Returns? Semplicemente il fatto di aver tentato di riportare le atmosfere del primo film in una pellicola molto più vicina ai nostri giorni. E traspare in ogni momento come ai nuovi mezzi cinematografici e ai nuovi standard filmici stiano strettissime le inevitabili limitazioni che la cosa comporta. Così, per tutte le due ore e mezza piene che dura questo vero e proprio orrore psichico, vi sentirete come se steste guardando un dipinto di colori in contrasto che cercano disperatamente di miscelarsi tra loro. E sapete cosa succede quando si mischiano colori contrastanti? Ne escono un sacco di schifosissime tonalità di grigio.
E poi ci sono le citazioni. Continui e continui riferimenti ai film precedenti della serie, a volte scene buttate là a caso, altre volte personaggi che ripetono in modo totalmente inutile interi pezzi di dialoghi, strizzando l'occhio agli spettatori con una tale potenza che ciò che JJ Abrams ha fatto con Star Trek è niente, a confronto.
Si salva qualcosa? Per modo di dire. Il Lex Luthor interpretato da Kevin Spacey è identico a quello di Gene Hackman. Ed è il massimo di complimento che riesco a fare a qualsiasi cosa in questa pellicola.

Forse un po' il naso... Ah, ma anche 'sti razzi!
Dunque, oltre all'effetto seguito-oltre-tempo-massimo, ci si aggiunge il tentativo di realizzare un film che omaggiasse il glorioso inizio dell'epopea cinematografica di Superman. E un tentativo rimane, dato che si spatafascia miseramente al suolo come se gli avessero messo al collo un pendente di kryptonite.
Alla fine, è solo un film che non aggiunge nulla a quanto può essere detto sull'uomo d'acciaio, e anzi pretende di attingere a piene mani da quello che c'è stato prima di lui, senza neppure avere la decenza di tentare di nasconderlo. Davvero, ignoratelo, non perdete tempo a vederlo. Potreste ache non trovarlo così brutto, ma quando sarà finito, avrete la netta impressione di aver comunque buttato via due ore e mezzo della vostra vita.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia ignorando il gattino sull'albero"





P.S. E non è finita qui. Vi dice nulla questo?

Za-za-za-zààààn!

lunedì 14 novembre 2016

Il mese di Dampyr

Un giorno dovrò scrivere un post sul come e perché Dampyr sia il mio vero amore tra le serie Bonelli. Giusto per chiarire, dato che ora andrò a bacchettare pesantemente gli autori per questo Speciale n.12 e per il numero 200, sul quale riponevo tante, ma tante speranze... 


Partiamo da quello che, tutto sommato, è il male minore. Gli Speciali sono occasioni per ospitare autori che si approcciano per la prima volta al personaggio, nonché per sperimentare qualcosa che non rientri nei normali temi della serie.
Nulla di male in tutto questo, certo, finché Moreno Burattini -largamente conosciuto per il suo lavoro su Zagor- si inventa che i miei amati ammazzavampiri vanno a finire nell'Inferno di Dante! Non solo, ma l'ambientazione diventa un pretesto per pedisseque citazioni della Divina Commedia e un tour dei gironi che a momenti ci mancava solo la guida turistica, guarda! Che senso ha scomodare un tale mostro sacro se poi tutta la trama che hai in mente è: passiamo da un girone all'altro e cerchiamo di rimanere tutti vivi finché non arriviamo in fondo?
Spezzo una lancia a favore dei disegni della new entry Fabrizio Longo, che rendono al meglio con i demoni e i paesaggi infernali. Inoltre, onore a lui, è riuscito a disegnare per bene tutti i personaggi principali alla sua prima prova, anche se si vede che il suo Nikolaus deve moltissimo a quello di Luca Rossi...


...che ha avuto il compito di illustrare l'atteso numero 200. Al Lucca Comics io ho acquistato la variant, che però è un po' -tanto!- brutta e un po' -tanto!- dispendiosa. Certo, non che l'originale fosse granché, data fra l'altro l'assenza ingiustificata delle barbe di Harlan e Kurjak.

Sei euri l'ho pagata, 'tacci loro...
Dunque, cos'ha che non va questo duecentesimo albo, da avermi lasciata così delusa? Beh, la maggior parte dei dialoghi, innanzitutto. Non è seriamente possibile che nel mezzo di un combattimento si mettano a declamare interi poemi agli avversari, o che si perdano in discorsi assolutamente inutili sui pro e contro di una tattica di fronte al campo di battaglia dove i loro compagni si stanno scannando. Prolisso, prolisso, prolisso...
A parte ciò, ad essere fondamentalmente sbagliata è la gestione del ritmo. Il fatto è che gran parte della storia si perde dietro il riunire la famigerata legione del titolo e pagine di gente che si smitraglia. Ok, riguardo alle sparatorie ci può anche stare, Dampyr è pure questo, ma alla fine, nonostante le centodieci pagine, si arriva ad un combattimento finale davvero striminzito ed una conclusione affatto soddisfacente. Considerando anche che per molti degli alleati di Harlan viene spesa al massimo una parola per far sapere chi ne è uscito e come, ma proprio alla finefine.
Riguardo ai disegni, io preferisco Rossi quando si occupa di storie ambientate nel Multiverso, o con creature strane e deformi, non numeri più action... Ma rimane sempre un signor disegnatore, uno dei veterani della scuderia dampyriana.

Boselli, cocreatore del personaggio, ha retto sulle sue spalle il novanta per cento della serie, sfornando storie memorabili e facendo pochi scivoloni, e lo rispetto molto per questo. Ma non mi poteva, non mi doveva cadere proprio qui, Questa non gliela perdono facilmente. Ora spero che dia una degna chiusura al filone di Black Annis e di Annwn e sappia imbastire una buona base per trattare il tema del nuovo mondo dei Maestri. In caso contrario, le torce e i forconi cominciavano a sentirsi trascurati, chiusi nel ripostiglio...

*Infila i lanciaragnatele e si butta nelle acque del Flagetonte*

domenica 13 novembre 2016

Superman (1978)


Sapete che di questi tempi i cinecomics stanno diventando davvero cupi e drammatici? Strano, dato che il fumetto supereroistico è nato con un'aura di spontanea spensieratezza e ottimismo che trovano il loro massimo esempio nelle prime avventure di Superman. Nonché nella serie di film sull'uomo d'acciaio interpretato da Christopher Reeve.
E qui voglio parlare del primo di questi, qualcosa di così differente da quanto fatto nel purtroppo più famoso e recente reboot, che neanche andrebbero messi a confronto. Fatto sta, comunque, che Superman del 1978 sorpassa a destra, in curva, L'Uomo D'acciaio di Snyder. E senza mettere le quattro frecce.


La prima cosa da dire su questo film è che è invecchiato malissimo. Si tratta di una pellicola figlia di quegli anni, e solo in quest'ottica può essere vista. Ma se lo sapete, e lo accettate, prima di iniziare la visione, allora non sarà un vero difetto. Ora sorridiamo vedendo Superman volare tutto rigido con l'alone del greenscreen intorno e gli sfondi palesemente disegnati, così come per tutta l'ingenua leggerezza che aleggia nell'aria, anche quando poi ci scappa il morto. E vogliamo dimenticarci che basta far ruotare la Terra all'indietro per riavvolgere il tempo e far tornare tutto come prima? Beh, lì davvero bisogna riconoscere che si tratta della più ingegnosa paraculata della storia.
C'è davvero, davvero tutto, del mito di Superman: dall'alieno finto ragazzone di campagna che si trasferisce nella metropoli riparandosi dietro un paio di occhiali, la fidanzata un po' passiva che adora il superuomo e guarda con sufficienza un certo collega giornalista e così via. Certo, il carattere di due personaggi è decisamente cambiato, anche se solo in uno dei casi in meglio.


Io, personalmente, non ci avrei scommesso un soldo su Margot Kidder come Lois Lane. Non c'aveva la faccia, ecco tutto. Ma quando poi vedi che qui Lois è diventata una decisamente più cinica e disillusa giornalista, peraltro fumatrice, allora sì che l'attrice acquista il phisique du role.
Stesso non si può dire del Lex Luthor di Gene Hackman, di cui semplicemente fa storcere il naso il cambiamento del personaggio. Capisco che avrebbe stonato un industriale carismatico e senza scrupoli, in un film del genere, ma una macchietta a fare il presunto grande villain è sempre fastidioso vederla.

Perché sono così affezionata a questo film? Boh, non lo saprei dire nemmeno io. Forse è il fatto di essere riusciti a farmi stare simpatico un supereroe che col suo spirito da boyscout mi è sempre stato abbastanza sullo stomaco. Non mi arrischio nemmeno a fare ipotesi sentimentalistiche, dato che non fa parte della mia infanzia e non dovrebbe neppure toccare le mie corde cinematografiche. Preferisco lasciarlo dov'è, in un posticino del mio cuore, dove tengo le cose un po' bruttine, ma che fa sempre piacere rivedere.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia fra i palazzi con l'alone del greenscreen*