sabato 19 novembre 2016

Animali fantastici e dove trovarli - La recensione senza spoiler


Una regola d'oro hollywoodiana è: batti il ferro finché è caldo. Pure quando non c'è bisogno. Pure se devi dare ad un film un titolo che non ha senso di esistere.
Ebbene, io non sono una fan di Harry Potter. Lo confesso, me ne dispiaccio, ma non riesco a fare ammenda. Semplicemente, non ho mai capito l'enorme attrattiva che il mondo magico creato dalla Rowling esercita su qualsiasi persona.
Men che meno, poi, sono una fan dei film tratti dai libri. Carini, sì, soprattutto i primi due, che hanno un'atmosfera davvero unica, ma l'intera saga cinematografica ha avuto i suoi bei scivoloni, soprattutto con la svolta da telenovela argentina del V e VI. Non amo ricordare nemmeno il ridimensionamento del ruolo di Voldemort -e di Ralph Fiennes!- ad un disco rotto sulla frase "Avada Kedavra!".
Ok, il discorso è molto, troppo ampio per essere affrontato in questa sede. Si vada dunque ad incominciare con la recensione.

Stavo dicendo che il senso di questo film ve lo spiega comodamente la pagina 404. Esatto: not found.
Cionostante, avevano fatto di tutto per renderlo interessante: e buttaci dentro Eddie Redmayne,e facci un sacco di creature in CGI, e mettici a scrivere la sceneggiatura la Rowling in persona. La "zietta", che doveva tra l'altro ancora espiare per The Cursed Child. Se avesse fatto dieci flessioni per ogni fan al quale quello spettacolo teatrale non è piaciuto, adesso la cara JK sarebbe spessa come The Rock.
Alla regia ci hanno piazzato David Yates, ricordato per aver diretto anche i sopracitati Ordine della Fenice e Il Principe Mezzosangue, nonché i due capitoli conclusivi della saga. Santo Albus, aiutaci tu! E devo dire che la sua mano alla regia si sente, tanto che bastava una fotografia un po' più cupa e potevamo benissimo essere in I Doni della Morte.


Il punto di forza del film sono comunque i personaggi. Partendo proprio da Newt Scamander, anche per merito di Eddie "Stephen Hawking" Redmayne, che ha esattamente la faccia da geniaccio scollegato dal mondo che serviva. Anche se secondo me si sta specializzando nell'interpretare se stesso, sull'esempio di Morgan Freeman.
A ogni modo tranquilli, non ha il ciuffo emo sull'occhio, nel film.


Aaah, finalmente viene data importanza ad un babbano che non faccia di cognome Dursley! Che dire... un tipo simpatico, nel quale è facile immedesimarsi... Magari avrebbe dovuto rimanere un po' più sconvolto da tutte le cose che gli capitano, ma va bene così, su.



Aspettate, aspettate...
Regia? Dov'è? Dov'è la coppa miglior personaggio? Dove!?


Ecco, P-Po... *va a vedere su Wikipedia* Porpentina(!) detta Tina è un personaggio che dal trailer sembrava tutt'altro, e invece... invece no. Però avrebbero dovuto scegliere un'altra attrice, secondo me. Katherine Waterson ha questa faccia sempre un po' smarrita e sofferente, che sembro io quando mi perdo per Roma ma non voglio fermare nessuno per chiedere indicazioni.


Eh, uh, ergh... L'ambiguità, signori miei, l'ambiguità incarnata.


Ordunque, parliamo più in generale della pellicola. Se i suoi personaggi sono la forza del film, la trama soprattutto ha diversi punti deboli. Un sacco di cose sono spiegate confusamente, e io mi sono portata dietro per un'ora di visione il dubbio su cosa fosse un determinata creatura. Dubbio che poi non è stato nemmeno risolto.
A proposito di cose irrisolte, lo sono anche alcuni rapporti fra personaggi. Vengono accennati, a volte non solo accennati, fatti che stuzzicano a dismisura la curiosità dello spettatore, ma che dopo vengono messi da parte e chiunque dentro lo schermo sembra dimenticarsene.
Altra cosa per la quale mi sono abbastanza dispiaciuta è non aver sentito molto l'epoca storica. Si fa un accenno alla Grande Guerra, ci sono due tizie vestite anni '20, stop. Giuro, poi ci passo per stordita, ma per metà film io credevo che fossimo negli anni '50! Ho dovuto cercare conferma su Wikipedia -sempre sia lodata-! Nemmeno la comunità magica americana è così presente, e pensare che era il motivo per cui desideravo di più vedere questo film!
Riguardo alle creature magiche, beh, ce ne sono anche più di quanto lasciassero presagire, contando che la trama non si incentra solo su di loro. Ma per quanto il livello di computer grafica dal trailer sembrasse impressionante, alla fine purtroppo non è così. Alcuni animali sono poco più credibili di Fierobecco. Oh, certo, sono armonizzati bene con l'ambiente, bellissimi, suggestivi... ma finti.



Tirare le somme non è facile, dato che sono stata soddisfatta oltre le mie aspettative sotto certi punti e per altre cose si poteva fare decisamente di meglio. Bisogna pesare i pro e i contro col bilancino da orefice. A mio parere, avevano un sacco di cose potenzialmente fighissime in mano, fra MAGUSA (il Ministero della Magia americano), conflitto babbano-magico, personaggi che non si erano ancora mai visti, che hanno potato la maggior parte di queste con l'accetta per farle rientrare in due ore e un quanto di film. Speriamo che i prossimi si svolgano ancora nel Nuovo Mndo, così da sviluppare quello che hanno così goffamente iniziato.
Perché lo sapevate, vero, che da ora avremo un nuovo film sull'universo di Harry Potter al cinema ogni due anni? Sono in programma altre cinque pellicole intitolate Animali Fantastici e..., tutte dirette da Yates, che per qualche motivo è l'uomo di fiducia della Warner. Secondo me al terzo lascia, punto dieci carte che non ce la fa più. E se riuscirà a concluderla, allora dovremo solo aspettare che cambi il suo cognome. In Potter, ovvio.

VOTO: 7 e 1/2
FRASE PIÙ USATA: Non fate del male alle mie creature! Non sono pericolose!

*Infila i lanciaragnatele e si tuffa dentro la valigia per rapire un cucciolo di quella specie di quetzalcoatl*

mercoledì 16 novembre 2016

Superman Returns: ovvero come ti rovino tutta una serie di film


Beh, dopo il post di pochi giorni fa sul film di Superman del 1978, non ho potuto fare a meno di ripensare anche al presunto seguito che hanno voluto dargli nel 2006. Seguito che prende in considerazione anche gli eventi di Superman II, cancellando totalmente quanto successo nel III e nel IV. Il che non è neanche una cattiva idea, dato che quei due film sono imbarazzanti; se poi ci piazzi Bryan Singer alla regia, io ho delle aspettative, capisci?
Al primo impatto, però, si sente già che qualcosa non va. Ed è Superman. O meglio, il tizio che pretende di esserlo. Perché lì dove Christopher Reeve aveva un viso che ti ispirava fiducia, Brandon Routh c'ha una faccia che ti ispira schiaffi a due a due finché non diventano dispari.


E non voglio vederlo come Clar...

Barbie's Ken as Clark Kent.
Poi, nonostante il film si svolga cinque anni dopo Superman II, Lois Lane, considerato che Margot Kidder nel '78 c'aveva già i suoi trenta, ebbene, Lois Lane, ora anche madre, viene interpretata da una ventitreenne.

Natalie Portman/Keira Knightley dei poveri. Ma poveri poverissimi.

Ok, fine lamentazioni sul cast. Ehi, no, aspetta...

Ommioddio, qualcuno me lo levi da davanti agli occhi!

Anyway, ricomponiamoci. Quale è il grande ed inespiabile peccato di Superman Returns? Semplicemente il fatto di aver tentato di riportare le atmosfere del primo film in una pellicola molto più vicina ai nostri giorni. E traspare in ogni momento come ai nuovi mezzi cinematografici e ai nuovi standard filmici stiano strettissime le inevitabili limitazioni che la cosa comporta. Così, per tutte le due ore e mezza piene che dura questo vero e proprio orrore psichico, vi sentirete come se steste guardando un dipinto di colori in contrasto che cercano disperatamente di miscelarsi tra loro. E sapete cosa succede quando si mischiano colori contrastanti? Ne escono un sacco di schifosissime tonalità di grigio.
E poi ci sono le citazioni. Continui e continui riferimenti ai film precedenti della serie, a volte scene buttate là a caso, altre volte personaggi che ripetono in modo totalmente inutile interi pezzi di dialoghi, strizzando l'occhio agli spettatori con una tale potenza che ciò che JJ Abrams ha fatto con Star Trek è niente, a confronto.
Si salva qualcosa? Per modo di dire. Il Lex Luthor interpretato da Kevin Spacey è identico a quello di Gene Hackman. Ed è il massimo di complimento che riesco a fare a qualsiasi cosa in questa pellicola.

Forse un po' il naso... Ah, ma anche 'sti razzi!
Dunque, oltre all'effetto seguito-oltre-tempo-massimo, ci si aggiunge il tentativo di realizzare un film che omaggiasse il glorioso inizio dell'epopea cinematografica di Superman. E un tentativo rimane, dato che si spatafascia miseramente al suolo come se gli avessero messo al collo un pendente di kryptonite.
Alla fine, è solo un film che non aggiunge nulla a quanto può essere detto sull'uomo d'acciaio, e anzi pretende di attingere a piene mani da quello che c'è stato prima di lui, senza neppure avere la decenza di tentare di nasconderlo. Davvero, ignoratelo, non perdete tempo a vederlo. Potreste ache non trovarlo così brutto, ma quando sarà finito, avrete la netta impressione di aver comunque buttato via due ore e mezzo della vostra vita.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia ignorando il gattino sull'albero"





P.S. E non è finita qui. Vi dice nulla questo?

Za-za-za-zààààn!

lunedì 14 novembre 2016

Il mese di Dampyr

Un giorno dovrò scrivere un post sul come e perché Dampyr sia il mio vero amore tra le serie Bonelli. Giusto per chiarire, dato che ora andrò a bacchettare pesantemente gli autori per questo Speciale n.12 e per il numero 200, sul quale riponevo tante, ma tante speranze... 


Partiamo da quello che, tutto sommato, è il male minore. Gli Speciali sono occasioni per ospitare autori che si approcciano per la prima volta al personaggio, nonché per sperimentare qualcosa che non rientri nei normali temi della serie.
Nulla di male in tutto questo, certo, finché Moreno Burattini -largamente conosciuto per il suo lavoro su Zagor- si inventa che i miei amati ammazzavampiri vanno a finire nell'Inferno di Dante! Non solo, ma l'ambientazione diventa un pretesto per pedisseque citazioni della Divina Commedia e un tour dei gironi che a momenti ci mancava solo la guida turistica, guarda! Che senso ha scomodare un tale mostro sacro se poi tutta la trama che hai in mente è: passiamo da un girone all'altro e cerchiamo di rimanere tutti vivi finché non arriviamo in fondo?
Spezzo una lancia a favore dei disegni della new entry Fabrizio Longo, che rendono al meglio con i demoni e i paesaggi infernali. Inoltre, onore a lui, è riuscito a disegnare per bene tutti i personaggi principali alla sua prima prova, anche se si vede che il suo Nikolaus deve moltissimo a quello di Luca Rossi...


...che ha avuto il compito di illustrare l'atteso numero 200. Al Lucca Comics io ho acquistato la variant, che però è un po' -tanto!- brutta e un po' -tanto!- dispendiosa. Certo, non che l'originale fosse granché, data fra l'altro l'assenza ingiustificata delle barbe di Harlan e Kurjak.

Sei euri l'ho pagata, 'tacci loro...
Dunque, cos'ha che non va questo duecentesimo albo, da avermi lasciata così delusa? Beh, la maggior parte dei dialoghi, innanzitutto. Non è seriamente possibile che nel mezzo di un combattimento si mettano a declamare interi poemi agli avversari, o che si perdano in discorsi assolutamente inutili sui pro e contro di una tattica di fronte al campo di battaglia dove i loro compagni si stanno scannando. Prolisso, prolisso, prolisso...
A parte ciò, ad essere fondamentalmente sbagliata è la gestione del ritmo. Il fatto è che gran parte della storia si perde dietro il riunire la famigerata legione del titolo e pagine di gente che si smitraglia. Ok, riguardo alle sparatorie ci può anche stare, Dampyr è pure questo, ma alla fine, nonostante le centodieci pagine, si arriva ad un combattimento finale davvero striminzito ed una conclusione affatto soddisfacente. Considerando anche che per molti degli alleati di Harlan viene spesa al massimo una parola per far sapere chi ne è uscito e come, ma proprio alla finefine.
Riguardo ai disegni, io preferisco Rossi quando si occupa di storie ambientate nel Multiverso, o con creature strane e deformi, non numeri più action... Ma rimane sempre un signor disegnatore, uno dei veterani della scuderia dampyriana.

Boselli, cocreatore del personaggio, ha retto sulle sue spalle il novanta per cento della serie, sfornando storie memorabili e facendo pochi scivoloni, e lo rispetto molto per questo. Ma non mi poteva, non mi doveva cadere proprio qui, Questa non gliela perdono facilmente. Ora spero che dia una degna chiusura al filone di Black Annis e di Annwn e sappia imbastire una buona base per trattare il tema del nuovo mondo dei Maestri. In caso contrario, le torce e i forconi cominciavano a sentirsi trascurati, chiusi nel ripostiglio...

*Infila i lanciaragnatele e si butta nelle acque del Flagetonte*

domenica 13 novembre 2016

Superman (1978)


Sapete che di questi tempi i cinecomics stanno diventando davvero cupi e drammatici? Strano, dato che il fumetto supereroistico è nato con un'aura di spontanea spensieratezza e ottimismo che trovano il loro massimo esempio nelle prime avventure di Superman. Nonché nella serie di film sull'uomo d'acciaio interpretato da Christopher Reeve.
E qui voglio parlare del primo di questi, qualcosa di così differente da quanto fatto nel purtroppo più famoso e recente reboot, che neanche andrebbero messi a confronto. Fatto sta, comunque, che Superman del 1978 sorpassa a destra, in curva, L'Uomo D'acciaio di Snyder. E senza mettere le quattro frecce.


La prima cosa da dire su questo film è che è invecchiato malissimo. Si tratta di una pellicola figlia di quegli anni, e solo in quest'ottica può essere vista. Ma se lo sapete, e lo accettate, prima di iniziare la visione, allora non sarà un vero difetto. Ora sorridiamo vedendo Superman volare tutto rigido con l'alone del greenscreen intorno e gli sfondi palesemente disegnati, così come per tutta l'ingenua leggerezza che aleggia nell'aria, anche quando poi ci scappa il morto. E vogliamo dimenticarci che basta far ruotare la Terra all'indietro per riavvolgere il tempo e far tornare tutto come prima? Beh, lì davvero bisogna riconoscere che si tratta della più ingegnosa paraculata della storia.
C'è davvero, davvero tutto, del mito di Superman: dall'alieno finto ragazzone di campagna che si trasferisce nella metropoli riparandosi dietro un paio di occhiali, la fidanzata un po' passiva che adora il superuomo e guarda con sufficienza un certo collega giornalista e così via. Certo, il carattere di due personaggi è decisamente cambiato, anche se solo in uno dei casi in meglio.


Io, personalmente, non ci avrei scommesso un soldo su Margot Kidder come Lois Lane. Non c'aveva la faccia, ecco tutto. Ma quando poi vedi che qui Lois è diventata una decisamente più cinica e disillusa giornalista, peraltro fumatrice, allora sì che l'attrice acquista il phisique du role.
Stesso non si può dire del Lex Luthor di Gene Hackman, di cui semplicemente fa storcere il naso il cambiamento del personaggio. Capisco che avrebbe stonato un industriale carismatico e senza scrupoli, in un film del genere, ma una macchietta a fare il presunto grande villain è sempre fastidioso vederla.

Perché sono così affezionata a questo film? Boh, non lo saprei dire nemmeno io. Forse è il fatto di essere riusciti a farmi stare simpatico un supereroe che col suo spirito da boyscout mi è sempre stato abbastanza sullo stomaco. Non mi arrischio nemmeno a fare ipotesi sentimentalistiche, dato che non fa parte della mia infanzia e non dovrebbe neppure toccare le mie corde cinematografiche. Preferisco lasciarlo dov'è, in un posticino del mio cuore, dove tengo le cose un po' bruttine, ma che fa sempre piacere rivedere.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia fra i palazzi con l'alone del greenscreen*

giovedì 10 novembre 2016

Il DC Extended Universe: problemi grossi quanto l'Asia e la Libia messe insieme

Mi voglio innanzitutto scusare per il titolo del post, ma non ho saputo resistere alla tentazione. Giuro che non so da dove mi sia venuta l'idea.
In secondo luogo, voglio dire che non piace che la pubblicazione sul blog sia così sporadica ed irregolare. Perciò mi prendo il solenne impegno di far uscire un post ogni due giorni(!) Può sembrare strano che passi dal pubblicare una volta ogni tre settimane a un giorno sì e uno no, ma agli accidiosi come me si deve far scottare il terreno sotto i piedi per farli muovere. Ho talmente tante idee per il blog che se dovessi continuare come fatto finora, la recensione dell'ultimo numero di Adam Wild uscirà a Natale. E non voglio questo.
Ok, fine delle comunicazioni di servizio, si va a incominciare.

Le vedo già le persone, non solo fan della DC, che alzano l'indice pronti a dire che è troppo presto per esprimere giudizi così generalizzanti, che devono ancora uscire millemila film e altre precisinate simili. Beh, queste persone sono destinate a rimanere deluse, dato che voglio parlare di problemi alla base, che sono sotto gli occhi di tutti, cose che prescindono dalla riuscita di una singola pellicola. Perché, come dicevano gli antichi: errare humanum est, perseverare strontium.


Chiariamo che la DC ci aveva già provato, a creare un universo cinematografico composito. Ve lo ricordate il film su Lanterna Verde? No? Beati voi.Beh, vi informo che da quel... coso obbrobrioso doveva nascere il DCEU, in origine. Con Superman interpretato da Nicolas Cage. Tremate! Non sapevate del rischio che avete corso! Ad ogni modo, sappiamo bene com'è finita: il film fu una crociata del Titanic nel mare degli sputi da parte degli spettatori tutti.
I capoccia DC devono esserne rimasti così traumatizzati da decidere che l'Uomo d'Acciaio, discutibile primo pilastro di questo universo supereroico, avrebbe avuto un seguito solo in caso di successo. Successo commerciale, credo, dato che le reazioni della critica non sono state granché entusiaste. E il seguito divenne presto il film in cui avrebbe esordito il nuovo Batman. Poi hanno dato il via ad una pellicola sulla Suicide Squad e ne è uscito sorprendentemente un pasticciato minestrone anche più che decente. Ma a quel punto le domande e la perplessità serpeggiavano già inesorabili.
E adesso, pur senza ancora un film stand-alone su Batsy, né su Flash, né su... ok, possiamo soprassedere per Aquaman, vuoi fare un film sulla Justice League? Dividendolo pure in due parti? No, vabbé, voi ragionate con il p...ortafoglio. Con il portafoglio, già.
Penso sia evidente quello che è successo: hanno capito si stare perdendo il treno. Quel treno da cui i dirigenti Marvel li salutavano amichevolmente con gesti dell'ombrello. Così, mentre il MCU si avvia verso un'evoluzione ed un cambio generazionale, la DC si è affrettata a buttare sullo schermo il minimo sindacale che giustificasse ciò che l'altra metà del cielo nerd voleva disperatamente: un film sulla JLA. Che, ammettiamolo, tutti noi andremo a vedere. Facendo incassare ed alimentando un brand che difetta nella gestione dell'insieme.
Cosa possiamo fare? Sperare, solo sperare. Sperare che quest'uomo qui

Che, già dalla faccia...
sia un giorno allontanato dalla sala riunioni della DC Entertainment mentre due infermieri gli infilano una camicia di forza. Non è la giusta sede per spiegare come mai Snyder sia degno di tutto l'odio spocchioso di cui noi nerd siamo capaci. Cercate Su Google "zack snyder ego" e capirete ogni cosa. E nonostante questo a me i film che ha fatto prima de L'Uomo d'Acciaio piacciono. Hai voglia a dire che sono una Marvel zombie, poi.

*Afferra il telefono e va a chiedere a Bruce Wayne il permesso di infilare i lanciaragnatele*

martedì 8 novembre 2016

Doctor Strange - La recensione senza spoiler

 
Credo abbiate tutti presente il genere di film che, quando scoprite si farà, mancano sei mesi alla sua uscita e sulle prime uno si dice: ok, non è così tanto, posso aspettare. Poi il giorno dopo vi state già consumando perché siete convintissimi che il calendario si sbagli e sei mesi siano passati.
Ecco, per me Doctor Strange è stato quel tipo di film. E a quanto pare è anche il tipo di il film che, a due settimane dalla sua uscita, non si riesce comunque a trovare un'immagine decente per corredare questa recensione. Oh, ce n'è sempre una!
 
Partiamo col dire che è il miglior film di origini della Marvel, così ci togliamo subito il pensiero. Altro? Sì, un sacco d'altro.
 
 
Giuro che quando ho visto le prime immagini di Benedict in costume credevo fosse uno di quei fotomontaggi da fan disperati tipo "Holland Roden è La Sirenetta". Insomma, dopo Pantera Nera e Spider-Man, che cosa mancava ancora nel MCU? Solo l'ammore mio.
Devo ammettere che sotto questo punto di vista sono molto, molto di parte. Perché credo che, agli occhi dello spettatore medio, lo Stephen Strange di questo film sia un inguaribile ed insopportabile stronzo con il complesso del dio. Cosa che non potrebbe dispiacermi di più, anche se, dovessi parlare per me, ero in adorazione in ogni inquadratura che lo comprendesse. Pure col look da barbone.
...
Ok, mi illudevo di poter essere obiettiva, ma a quanto pare non posso. Andiamo avanti.
 
 

Sula carta, L'Antico interpretato da Tilda Swinton pareva uno di quei cambiamenti senza senso e potenzialmente rovinosi di cui spesso la Marvel infarcisce i suoi film. Per carità, nessuno dubitava della bravura dell'attrice solo che, sapete, ci hanno sempre presentato il maestro di Strange come un vecchio santone orientale, eravamo un po' straniti.
Diciamo che ho trovato il personaggio nel suo complesso, come dire.. perfetto. Fino ad un certo punto mi era piaciuto molto e tutto ma pensavo l'avrebbero finita lì, fatto il compitino, il prossimo grazie. Invece no, le hanno dato quella spintarella, quell'approfondimento che non ti aspetti e che penso convincerà anche i puristi più scassaballe.
 
 
 
Del Barone Mordo non credo di poter dire molto più del fatto che anche per lui sono stati fatti dei cambiamenti -e non conto il fatto che l'attore sia di colore, sennò sai il discorso che si dovrebbe imbastire per certi altri film-.
Per ironia, probabilmente il pubblico sarà portato ad immedesimarsi più in lui che in Strange. Perché ha le sue buone ragioni per fare quello che fa. Ragioni che forse avrebbero dovuto maturare un po' di più nella sua mente, ma alla fine l'evoluzione del personaggio la si segue senza problemi.
Aggiungici il fatto che col cappuccio alzato pare una specie di jedi mistico, e abbiamo trovato l'incarnazione del popolo nerd in questa pellicola.
 
 
Mi fa male il cuore arrivare a questo punto, davvero. Dato che Kaecilius parte con un potenziale pazzesco, offrendo all'inizio-inizio del film una scena di quelle proprio al limite delle concessioni Disney. Così poi, spiccato fieramente il volo, si riesce solo a far schiantare il personaggio più rumorosamente. Davvero non riesco a capacitarmi di come, a un certo punto, si riveli essere il solito villain da film Marvel, stereotipato e dimenticabile. Qualcuno me lo spieghi perché davvero, boh, stavo anche capendo le sue ragioni, giuro!
Mads Mikkelsen salva il salvabile col fatto di essere un attorone, ma per me è no.
 
 
Due paroline su un altro paio di personaggi. Lol totale per il Wong con una ventina di chili di troppo, che per fortuna qui non è il galoppino di Strange. Sai le accuse di razzismo che fioccavano poi.
Un personaggio che ho trovato nell'insieme ben fatto, ma che non sono riuscita a farmi stare simpatico è stata la dottoressa Palmer. Ha il suo scopo, glielo concedo, però il prossimo film vogliamo Clea. Segnatevelo voi, laggiù.
 
Ronzavi troppo vicino a Benedict, ciccia.
 
Sono state mosse un sacco di critiche sulla linearità della trama, tanto vere quanto scontate. Se la prima metà del film deve essere sacrificata sull'altare delle origini del personaggio, che plot intricato vuoi che ci sia in quello che rimane della pellicola?
Se invece devo dire una cosa che personalmente ho trovato molto fastidiosa punto il dito contro la regia, almeno durante le scene d'azione. Trovo grave che non si capisca nulla durante i combattimenti, quando sai rendermi una cosa assurdamente incredibile le scene di deformazione della realtà. Siete avvertiti, con questo film avrete dei veri e propri orgasmi visivi. Durante le scene dei viaggi dimensionali ero incollata alla poltroncina pregando che non finisse mai.
Se mai nella mia vita mi offrissero di provare LSD, rifiuterei proponendo invece di vedere tutti insieme appassionatamente Doctor Strange. Stiamo lì lì.
 
Non so se lo sapete -sapevatelo!- ormai siamo di fronte alla seconda generazione di eroi Marvel. Infatti, una volta che Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth e compagnia bella saranno anzianotti, o si vorranno semplicemente staccare dal progetto per vivere la loro vita, mica la Marvel-Disney sgozzerà la gallina dalle uova d'oro. Doctor Strange, Spider-man, Scarlet, Visione, Ant-man, saranno tutti là a portare avanti la tradizione di salvare il mondo. Programma logico, funzionale, generatore di perplessitudine come pochi. Ve lo immaginate un universo Marvel, anche se non è quello a fumetti, senza Capitan America o Iron Man o Thor? Beh, neanche io.
 
VOTO: 8 e 1/2
FRASE PIÙ USATA: Sono venuto a patteggiare!
 
*Infila i lanciaragnatele e si dà alla fuga mentre le mani spuntano dalle f*ttute pareti*