venerdì 21 ottobre 2016

Nuove scoperte dal sapore vintage


Fra gli acquisti di maggior rilievo al Romics di questo autunno metto i primi tre volumi della collezione di Invincible, creato da Robert Kirkman per la Image Comics e mia prima lettura della casa editrice. C'è da dire che credevo di aver fatto una furbata, avendo pagato solo il numero uno e ricevuti gli altri in omaggio. Salvo poi accorgermi che gli albi sfusi contenevano, come da classica pubblicazione supereroistica, le avventure di Atom Eve. E mi sto abbastanza rodendo il fegato.

Avevo sentito dire solo il meglio di Invincible. Ed ora che l'ho letto, è davvero un fumetto fresco, divertente, appassionante nella sua semplicità? Sí, mille volte sí.
Invincible è un fumetto di supereroi nel senso più vero del termine. Infarcito di tizi in costume non-così-serio, supercattivi poco credibili e prevalenza dell'alter ego eroico del protagonista. Inteniamoci, nulla di questo è un male. Il fatto è che, sebbene la serie sia recente, del 2003, ultimamente l'editoria del fumetto ha subito una grossa evoluzione e al momento i toni dei fumetti dello stesso genere vertono sul realismo, il tormento deggli eroi e la loro lotta interiore fra le due identità. Ad Invincible -al secolo Mark Grayson- piace essere un supereroe, prende il suo compito con una certa leggerezza, non vorrebbe fare altro e si infila il costume appena può.
Eppure tutto questo va bene perché Invincible non è un fumetto anni '60 con dinsegni moderni. Robert Kirkman ci dimostra come i più classici stilemi del genere possono ancora attirarci, se conditi dal giusto pizzico di autoironia. Bisogna dire infatti che, se la serie si fosse presa sul serio, non sarebbe durata neanche tre numeri.


Non è il miglior fumetto di supereroi si sempre e, a dispetto di quanto scritto in copertina, non mira neanche ad esserlo. Se siete i tipi che quando leggono non possono fare a meno di chiedersi come, cosa, perché, la magia di Invincible non funzionerà mai su di voi. Ma certe volte, se ne vale la pena, si può anche spegnere il cervello per un quarto d'ora.

*Infila i lanciaragnatele e va anche lei a buttare la spazzatura*

Si ringrazia Costanza per il titolo del post.

venerdì 7 ottobre 2016

Marvel's Luke Cage - La recensione senza spoiler


Fresca di abbonamento Netflix, sei giorni fa mi apprestavo ad iniziare la serie che avevo atteso dalla fine della seconda stagione di Daredevil.
Sei giorni dopo, scrivo sul blog non certo con la prima, ma probabilmente la più pesante, indigestione di telefilm della mia vita.
Partiamo dal presupposto che la serie mi è piaciuta. Che molte cose sono le meglio realizzate finora delle serie TV Marvel/Netflix, mentre una in particolare demolirà ogni vostro programma di maratonare questo Luke Cage.


Ciò che si nota di più alla fine della serie è come i personaggi che avete conosciuto siano incredibilmente approfonditi, tratteggiati, reali. Di ognuno viene raccontata la storia, le motivazioni, le debolezze. Una già nota caratteristica delle produzioni Marvel/Netflix qui portata all'inverosimile, fino a diventare la madre di tutti i problemi.
Ed è la leeeeeeeentezza della serie. Per quanto tutto ciò che vedrete sullo schermo possa essere sí interessante e ben realizzato, in alcuni momenti, implorerete che la storia vada avanti. Personalmente non riuscivo a scollarmi  dal tablet perché volevo assolutamente sapere come andasse a finire, anche se per vedermi tre soli episodi di fila hanno dovuto attaccarmi una flebo di adrenalina ad ogni braccio.


Le scene d'azione però vi ripagheranno di tutto. Finalmente vediamo dei veri e propri combattimenti con un tizio dai superpoteri che scaglia la gente da tutte le parti, sfonda le pareti e cammina incontro a criminali che gli stanno sparando con fucili grossi quanto loro.
Tra l'altro, pur essendo il più potente dei nuovi Difensori, Luke è probabilmente il più sfigato, e durante la serie viene bistrattato sia fisicamente che psicologicamente in tutti i modi possibili. Forse solo Claire Temple lo batte con la sua capacità di infatuarsi sempre del tizio sbagliato. E non è uno spoiler. Non se leggete Wikipedia.


Ci sono un bel po' di cattivi, in Marvel's Luke Cage. Anche se solo uno ha delle ragioni così personali e irrinunciabili da essere considerato il villain vero e proprio.
Certo, uno di loro mi è diventato particolarmente caro in quanto subisce un'evoluzione molto interessante, finendo quasi per diventare un'altra persona in modo del tutto plausibile. Una cosa difficilissima da realizzare, che ho adorato.
In effetti, dopo tutto il lavoro fatto con gli antagonisti di Daredevil e Jessica Jones, gli sceneggiatori di Luke Cage non potevano permettersi di mancare nella caratterizzazione. Così ogni cattivo ha il suo momento in cui racconta di se stesso a qualcuno, si spara dei monologhi, occasionalmente piange, ha flashback sul suo passato lunghi metà episod... ugh! Infermieraaa! Serve altra epinefrina, qui!


Penso sia superfluo dire come la regia, le interpretazioni, salutino con la manina il 99% delle altre serie TV mentre si pongono al livello qualitativo filmico.
Menzione speciale per la colonna sonora composta di brani soul, rap e altro che non ho saputo riconoscere. Oltre ad essere bellissimi singolarmente, si adattano alla perfezione all'atmosfera e all'anima di Harlem, rendendo memorabili le scene all'Harlem Paradise.

Bene bene, ora la mia aspettativa si rivolge tutta alla serie di Iron Fist, in arrivo il 17 marzo 2017. Perché quelli di Netflix non sono superstiziosi.
Sapendo che Pugno d'Acciaio trae la sua essenza dai film di arti marziali anni '70, penso potrebbe essere una sorta di compensazione per quanto fatto in Luke Cage. Che, ribadiamolo ancora che qui su internet la gente può essere dura di comprendonio, mi è comunque piaciuta un sacco. Pure se ho finito tutto il bicarbonato in casa.

VOTO: 8+
FRASE PIÙ USATA: Sweet Christmas! (Tradotta "Cristoforo Colombo!" in italiano. I motivi restano tuttora ignoti.)

*Infila i lanciaragnatele e volteggia verso la farmacia più vicina*