domenica 13 novembre 2016

Superman (1978)


Sapete che di questi tempi i cinecomics stanno diventando davvero cupi e drammatici? Strano, dato che il fumetto supereroistico è nato con un'aura di spontanea spensieratezza e ottimismo che trovano il loro massimo esempio nelle prime avventure di Superman. Nonché nella serie di film sull'uomo d'acciaio interpretato da Christopher Reeve.
E qui voglio parlare del primo di questi, qualcosa di così differente da quanto fatto nel purtroppo più famoso e recente reboot, che neanche andrebbero messi a confronto. Fatto sta, comunque, che Superman del 1978 sorpassa a destra, in curva, L'Uomo D'acciaio di Snyder. E senza mettere le quattro frecce.


La prima cosa da dire su questo film è che è invecchiato malissimo. Si tratta di una pellicola figlia di quegli anni, e solo in quest'ottica può essere vista. Ma se lo sapete, e lo accettate, prima di iniziare la visione, allora non sarà un vero difetto. Ora sorridiamo vedendo Superman volare tutto rigido con l'alone del greenscreen intorno e gli sfondi palesemente disegnati, così come per tutta l'ingenua leggerezza che aleggia nell'aria, anche quando poi ci scappa il morto. E vogliamo dimenticarci che basta far ruotare la Terra all'indietro per riavvolgere il tempo e far tornare tutto come prima? Beh, lì davvero bisogna riconoscere che si tratta della più ingegnosa paraculata della storia.
C'è davvero, davvero tutto, del mito di Superman: dall'alieno finto ragazzone di campagna che si trasferisce nella metropoli riparandosi dietro un paio di occhiali, la fidanzata un po' passiva che adora il superuomo e guarda con sufficienza un certo collega giornalista e così via. Certo, il carattere di due personaggi è decisamente cambiato, anche se solo in uno dei casi in meglio.


Io, personalmente, non ci avrei scommesso un soldo su Margot Kidder come Lois Lane. Non c'aveva la faccia, ecco tutto. Ma quando poi vedi che qui Lois è diventata una decisamente più cinica e disillusa giornalista, peraltro fumatrice, allora sì che l'attrice acquista il phisique du role.
Stesso non si può dire del Lex Luthor di Gene Hackman, di cui semplicemente fa storcere il naso il cambiamento del personaggio. Capisco che avrebbe stonato un industriale carismatico e senza scrupoli, in un film del genere, ma una macchietta a fare il presunto grande villain è sempre fastidioso vederla.

Perché sono così affezionata a questo film? Boh, non lo saprei dire nemmeno io. Forse è il fatto di essere riusciti a farmi stare simpatico un supereroe che col suo spirito da boyscout mi è sempre stato abbastanza sullo stomaco. Non mi arrischio nemmeno a fare ipotesi sentimentalistiche, dato che non fa parte della mia infanzia e non dovrebbe neppure toccare le mie corde cinematografiche. Preferisco lasciarlo dov'è, in un posticino del mio cuore, dove tengo le cose un po' bruttine, ma che fa sempre piacere rivedere.

*Infila i lanciaragnatele e volteggia fra i palazzi con l'alone del greenscreen*

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