sabato 23 luglio 2016

Di ingiustizie e fumetti che meritavano di più

Risultato immagine per adam wild

Di solito non mi curo molto di ciò che sta dietro il fumetto che compro in edicola. Non seguo le pagine facebook degli autori, non controllo i siti delle case editrici. Perciò, sono venuta a sapere solo di recente della chiusura di Adam Wild. Non avrei creduto neanch'io alla tristezza che mi ha invaso. Da ormai quasi due anni è una delle testate che aspetto con maggiore trepidazione, almeno per quanto riguarda la Bonelli. Ma il mio affetto per questo fumetto ha un'altra ragione, decisamente più sentimentale.
Avevo quattordici anni quando, in fondo al mio amato Dampyr, vidi la  presentazione di una nuova serie, ambientata nell'Africa di fine '800. Ad attirare la mia attenzione furono innanzitutto le copertine e mi incuriosì la descrizione dei personaggi. Era fatta: chiesi a mio padre qualche soldo in più per comprarlo. Lui esaminò la pubblicità dietro un altro albo e mi guardò perplesso, tirando fuori il portafogli con l'aria di uno che sta buttando via tre euro e venti. Io però fui folgorata sulla via di Damasco. Per quel che potevo giudicare, tutto in quel nuovo fumetto era fatto a regola d'arte: dalle copertine, tanto ingiustamente disprezzate da tutti, i disegni chiari e puliti come piacciono a me, la caratterizzazione e la freschezza dei personaggi, che mi risultarono subito simpatici. Adam Wild è stata la prima serie che io abbia deciso autonomamente di comprare e seguire, guardando ogni mese la fila degli albi che si allungava. Sentivo come se avessi puntato su un cavallo vincente, una specie di orgoglio personale. Eppure c'era un'ombra, le prime volte che chiudevo il numero appena finito di leggere: temevo che Adam Wild non sarebbe stato un successo. Che il pubblico non ne sarebbe stato incuriosito, reputandola l'ennesima serie vecchio stile, troppo vecchio stile, della Bonelli. Questa paura si era affievolita pian piano, senza che quasi ci pensassi, ed ero certa che la qualità del fumetto gli assicurasse un pubblico degno di un piccolo Tex o Zagor. Ingenua!
C'è da dire che, col senno di poi, viene il sospetto che non sia stato abbastanza pubblicizzato. Basti vedere il più recente Morgan Lost (che pure non mi ha attirato allo stesso modo), pompato a mille e con tutta probabilità pronto a proseguire all'infinito su esempio di Dylan Dog. In pratica, la Bonelli si è data la zappa sui piedi -due volte!- mandando non solo in edicola un fumetto che aveva poca speranza di far presa sui lettori di oggi ma, tra l'altro, nemmeno fornendogli il giusto supporto.
Evvabbè, eqquindi, epperciò, Manfredi (creatore del personaggio), almeno diversi mesi fa, si è detto comunque fiducioso che prima o poi il valore di AW sarà riconosciuto, magari per merito di un "successo postumo". Oh, ne sa più lui che me di editoria...

Tutto questo giro per dire che, una volta al mese per cinque mesi, il post che vedrete uscire sarà dedicato ad una recensione degli ultimi numeri di Adam Wild, che proseguirà fino al 26. Detto ciò, se volete, se vi interessa, recuperate gli arretrati di una serie che a parer mio meritava e merita molto. Ma, soprattutto, sentite l'ingiustizia che filtra da ogni singola lettera di questo post! Picchiate selvaggiamente chiunque dica che AW è una serie di cacca! Appuntamento sotto la Bonelli con torce e forconi!

*Infila i lanciaragnatele e comincia a volteggiare verso Via Buonarroti 38*



P.S. Tutto ciò potrebbe portare ad un'interessante discussione sulla condizione odierna del fumetto, il calo di originalità, le serie fresh e g-g-giovani (o che si spacciano tali). Solo che non mi ritengo la persona giusta per farlo. Sorry.

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